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sabato 12 luglio 2025

I PIRATI DELLA MAGNESIA, LA RECENSIONE DI FABRIZIO PERALE

 Grazie a Fabrizio Perale del blog Cent'anni di Nerditudine che recensisce il  libro "I pirati della Magnesia" realizzato da me con Ferretti e Kant, con la introduzione di Claudio Gallo e Giuseppe Bonomi.



lunedì 6 giugno 2022

FILIPPO PIERI: 25 ANNI DA FUMETTARO, PARTE 2

Nel mese di giugno 2022 si è concluso il mio il mio venticinquennale nei fumetti iniziato a Luglio 2021 (ne ho parlato qui) con la pubblicazione dellla seconda parte di Non volevo fare il pompiere (ma il fumettaro)



Rispetto al primo libro sono raccolte prevalentemente storie più recenti come "il giorno in cui sono morta" disegnata da Luciano Costarelli, "Colin Colin Collin impiccione dell'improbabile" disegnata da Kant, "Un sacco (di botte) dopo Mezzanotte" disegnata sempre da Kant, Le comparse Bonelliane ovvero che fine hanno fatto i personaggi apparsi in una sola vignetta degli albi bonelli? una serie scritta da me per Dime Web, degli episodi inediti di @Prenderlo nel Baugigi disegnati da Tommaso Ferretti e infine la mia prima storia disenata sempre da Tommaso Ferretti, qui in una versione aggiornata dal titolo "Un selfie all'anima".
la bozza a matita e il disegno finito di Cristiano "Cryx" Corsani

Anche in questo albo ogni storia è preceduta da un'introduzione scritta da Francesco Manetti, Andrea Cantucci e il sottoscritto.
"In conclusione (come scriveva Andrea Cantucci per la prima parte), "tutto ciò che si può dire per il momento è che, mentre arrivavano e passavano terremoti, pandemie, guerre, carestie, alluvioni e ogni tipo di altri disastri, naturali e non, noi siamo ancora qui.
E poiché [...], il vizio del Fumetto è qualcosa a cui non possiamo proprio fare a meno di dedicarci in un modo o nell’altro, l’inevitabile domanda finale, che prima o poi potrebbe anche dare origine a una nuova serie di vignette scritte da Filippo, è…
Riusciranno mai a farci smettere?"


Testi Filippo Pieri
Prefazioni: Francesco Manetti, Andrea Cantucci e Filippo Pieri
Disegni: Luciano Costarelli, Kant e Tommaso Ferretti
Amazon, 76 pagine bianco e nero 
2.99 Ebook, 4,99 Copertina Flessibile, 10,50 Copertina rigida






sabato 31 luglio 2021

FILIPPO PIERI: 25 ANNI DA FUMETTARO Prima o poi, si riuscirà a farlo smettere…?

Un’introduzione informale di Andrea Cantucci


Matteo Piccinini e Filippo Pieri
                                       

Il caro amico Filippo Pieri, che conosco ormai da circa 30 anni senza esser riuscito a evitare di frequentarlo, ha deciso di far sapere a tutti che comincia ad avere una certa età, e che il suo impegno come ideatore e scrittore di fumetti risale ormai ufficialmente a 25 anni fa, essendo nel 1996 che gli furono pubblicate, su un periodico delle nostre parti le prime strip da lui scritte, che era riuscito a far disegnare da Matteo Piccinini (di certo a seguito di qualche turpe, innominabile ricatto), mentre poco dopo si piazzò in un’ottima posizione nell’allora celebre concorso di Prato per fumettisti esordienti, con la sua prima storia di Sambukan, “Gli Sfigati della Malesia”, una parodia dei pirati salgariani disegnata da Tommaso Ferretti (e la cocente invidia che provai a quella notizia mi ha sempre fatto immaginare chissà quali truffaldine manovre sottobanco da parte dei due biechi individui, che infatti nella loro storia esaltavano le gesta di amorali criminali recidivi…).
Pagina tratta dal libro con i Sogni dei bonelliani di Ferretti & Pieri (inediti)


Però, almeno come anzianità di servizio da fumettaro, io batto Filippo, anche se di un solo anno, essendo riuscito a far pubblicare nel 1995, su una rivista edita a Firenze, una serie di strisce scritte e disegnate da me. All’epoca m’illudevo anche d’essere un po’ più professionale di lui, avendo insistito fermamente per essere pagato, ma dopo una prima rata, che evidentemente doveva fare da esca, fui biecamente truffato dall’editore che a un certo punto preferì fallire, pur di non pagare proprio nulla ai suoi ingenui collaboratori.
Pagina tratta dal libro con Sambukan e i pirati della Magnesia di Pieri & Kant

Tutto ciò per dire che sono stato testimone di tutta la carriera di questo, ormai non troppo giovane, ragazzo. Tra la fine di un millennio e l’inizio del successivo, avevamo anche collaborato entrambi a un effimero giornale umoristico fiorentino, su cui tra l’altro venne pubblicata qualche strip presente anche in questo libro.  
E devo dire che non posso fare a meno di ammirare la caparbietà e la determinazione (nonché l’incosciente sprezzo del ridicolo), con cui Filippo ha deciso, visto che non ci pensava nessun altro, di auto-celebrarsi producendosi da solo una piccola, scherzosa antologia con “il meglio e il peggio” della propria produzione, in un libretto dal titolo “Non Volevo Fare il Pompiere (ma il Fumettaro)”. Non so se io ne avrei avuto il coraggio.
Si potrebbe ovviamente discutere su quali cose rientrino tra “il meglio” e quali tra “il peggio”, ma siccome la selezione l’ha fatta l’autore e se l’è pure auto-prodotta, nessuno gli può dire niente, e da parte sua è stata in effetti una grande mossa annunciare in partenza che c’era anche “il peggio”, così da prevenire ogni critica.
Pagina tratta dal libro con Battista il Collezionista di Burattini/Pieri & Kant


Naturalmente non ha resistito a inserire anche cose che non era riuscito a pubblicare prima, così come quelle ancora un po’ vaghe nei contenuti pubblicate agli inizi della sua avventura tra le nuvolette. Ma non è detto che il “peggio” sia quello (infatti la saggezza popolare dice, da sempre, che “il peggio deve ancora venire”…).
Mettendo da parte i soliti eterni dubbi, della serie “chissà se in futuro ci sentiremo minimamente fieri o se ci vergogneremo per sempre d’aver fatto insieme questa roba”, dirò che mi fa piacere ci siano anche un paio di cose che gli ho disegnato io sotto lo pseudonimo di Kant, quasi al posto d’onore, come 2° e 3° capitolo.
Sono un episodio di “Battista il Collezionista”, il primo personaggio creato da Moreno Burattini quand’era un semplice fanzinaro, e uno de “I Pirati della Magnesia”, la serie nota anche come “Sambukan” creata da Filippo e disegnata da Tommaso Ferretti. Mi rendo conto così, in questo momento, che io e Filippo non abbiamo creato insieme poi molte cose nuove, ma mi ha chiesto di collaborare molto spesso a quelle create o abbozzate in precedenza da altri (sospetto per non doversi preoccupare che accampassi poi pretese sui diritti d’autore).
Pagina tratta dal libro con @Prenderlo nel Baugigi di Ferretti & Pieri

                           
Il fatto comunque che le storie da me disegnate, sulle quali ogni giudizio spetta naturalmente agli altri, siano state da lui selezionate, mi fa immaginare di aver dato anch’io qualche piccolo contribuito alla carriera di cotanto autore, sperando che rientrino tra “il meglio” e non tra “il peggio” a cui si accenna in copertina.
Tra l’altro, le mie sono le sole vere e proprie storie e fumetti del libro, poiché le altre, disegnate da Ferretti, Cryx e Piccinini, appartengono di più al genere delle vignette singole, o delle strip o tavole autoconclusive.
Sarò comunque in eterno invidioso del fatto che in questo, che un giorno potrebbe essere considerato come un volume fondamentale, alle opere da me disegnate siano state dedicate appena 18 pagine, mentre quelle disegnate dal Ferretti occupano ben… 19 pagine, di cui 10 sono per giunta costituite da battute inedite (!).
Pagina tratta dal libro con Meglio l'ergastolo di Piccinini & Pieri


Ma la caratteristica più peculiare del libretto è un’altra. Un mio piccolo contributo è stato infatti anche l’avervi scritto non una, ma due delle varie introduzioni interne (il ché porta il totale delle pagine con la mia firma a 25… beccati questa, Ferretti!). Infatti, poiché ogni breve capitolo, dedicato a una diversa creazione della mente di Filippo, è preceduto da un’introduzione (scritta da chi l’aveva pubblicata, oppure da chi vi aveva contribuito, o anche da chi non c’entrava proprio nulla), un giorno questo libro potrebbe passare alla Storia come il primo che contenga più parole di introduzioni che di testi.
E questo potrebbe anche essere il motivo per cui quest’estemporanea e indegna introduzione generale è finita qui, mentre la doverosa prefazione dell’autore è finita in coda al volume come postfazione forse per non intasar troppo di scritti le prime pagine.
Dopo i suoi lavori e personaggi qui proposti o riproposti (le vignette di “I Sogni dei Bonelliani”, “@ Prenderlo nel Baugigi” e “Scorie”, le storie a fumetti con “Battista il Collezionista” e “Sambukan”, le tavole di “Meglio l’Ergastolo” e “Eggs”), che cos’altro escogiterà ancora l’instancabile e inarrestabile Filippo Pieri?
Prova di stampa del libro

Conoscendolo, non mi sorprenderei se un giorno, ispirandosi alla copertina di questo libro su cui lui stesso è raffigurato in veste di pompiere (visto che dei fumetti, come del pollo, non si butta via niente), inventasse un personaggio sul tipo di “Piero Pieri il Pompiere”… ma sono stato al tempo stesso meravigliato e grato che, al di là della citazione del draghetto Grisù, un gioco di parole del genere non fosse contenuto all’interno.
In conclusione, tutto ciò che si può dire per il momento è che, mentre arrivavano e passavano terremoti, pandemie, guerre, carestie, alluvioni e ogni tipo di altri disastri, naturali e non, noi siamo ancora qui.
E poiché come scrive Filippo nella sua postfazione, il vizio del Fumetto è qualcosa a cui non possiamo proprio fare a meno di dedicarci in un modo o nell’altro, l’inevitabile domanda finale, che prima o poi potrebbe anche dare origine a una nuova serie di vignette scritte da Filippo, è… 
Riusciranno mai a farci smettere?



Kant




NON VOLEVO FARE IL POMPIERE (MA IL FUMETTARO)

Testi: Filippo Pieri

Disegni: Tommaso Ferretti, Kant, Cryx, Matteo Piccinini

Introduzioni: Andrea Cantucci, Antonio Marangi,
Alessio Bilotta, Francesco Manetti, Matteo Piccinini

Brossurato, 96 pagine in bianco e nero

Amazon, 2021, € 4,99 copertina Flessibile, 10,50 Copertina rigida, 2,99 Ebook

ISBN 9798719963648



Piero il pompiere, che dà il titolo al libro














giovedì 1 aprile 2021

GRANDI COMICI DEI COMICS (II) - BILL WATTERSON, UNO SPONTANEO ARTISTA NON IN VENDITA, Prima parte (1958-1988): Primi tentativi e successi improvvisi di un volitivo ragazzo creativo

Vite e opere dei maestri dell’umorismo disegnato
a cura di Andrea Cantucci
Autoritratto di Bill Watterson con Calvin e Hobbes


Nelle puntate precedenti abbiamo parlato del grande Quino, scomparso lo scorso anno, un autore che dopo nove anni scelse di interrompere la sua più famosa creazione, la striscia di Mafalda, per dedicarsi ad altro.
Ma non è stato l’unico fumettista ad aver privilegiato le proprie esigenze creative, anziché ripetersi all’infinito per ottenere vantaggi economici. Un altro autore 20 anni dopo fece la stessa scelta, smettendo di disegnare la sua striscia a dieci anni esatti dall’esordio, nonostante il successo mondiale riscosso. Stiamo parlando di…



“La mia strip crea deliberatamente due versioni della realtà, senza vincolarsi a nessuna di esse.”

Bill Watterson (da un’intervista su The Comics Journal del Marzo 1989)



“… i lettori erano pronti per la strip nello stesso momento in cui io ero pronto a disegnarla.”

Bill Watterson (dall’introduzione a The Complete Calvin and Hobbes, 2005)



William Boyd Watterson II, detto Bill, nasce a Washington il 5 Luglio 1958. Sei anni dopo si trasferisce coi suoi in Ohio, a Chagrin Falls, in una zona collinare vicina ai boschi. Patito di strisce a fumetti dalla più tenera età, viene incoraggiato su quella strada dai genitori, un avvocato specializzato in brevetti con l’hobby della pittura e una casalinga consigliere comunale. Da bambino sogna di diventare autore di fumetti o astronauta, colleziona i volumi delle strisce di Peanuts di Charles Schulz e ama disegnare dinosauri e piccole storie.

Bill Watterson a 18 anni, sull'annuario scolastico 1976

Al liceo, nell’ambito di un corso di Tedesco inventa la strip ”Raumfahrer Rolf” (Rolf Pilota dello Spazio) e pubblica dei disegni ancora grezzi sul giornalino ”Tiger Times” (Età da Tigri) e sull’annuario scolastico 1976, sulla cui copertina inserisce in mezzo a molte altre cose anche lo stemma della scuola, una testa di tigre.

copertina dell'annuario scolastico 1976

Frequenta poi il Kenyon College di Gambier, sempre in Ohio, dove studia Scienze Politiche e segue anche lezioni di disegno, ma impara a dipingere da solo per non deviare dal percorso di studi pagato dai genitori.

corso di disegno al college (1980)


Qui perfeziona il suo stile, subendo l’influenza del vignettista Jim Borgman, da poco laureatosi nella stessa scuola. Riproduce sul soffitto del dormitorio “La Creazione di Adamo” di Michelangelo e, tra il 1976 e il 1980, pubblica ogni settimana vignette di satira e vita studentesca su The Kenyon Collegian, il giornale del college.

I Compagni.. vignette per The Kenyon Collegian (1980)


Poco prima di laurearsi, nel 1980, spedisce a vari giornali le sue migliori vignette sperando di trovare lavoro e, appena laureato, è assunto in prova per sei mesi dal Cincinnati Post per realizzarne una al giorno in prima pagina. Ma la sua mancanza di familiarità con la politica locale e l’inusuale originalità dei suoi lavori non sono apprezzati dai redattori, né dai lettori. Molti suoi disegni sono rifiutati e viene licenziato dopo un paio di mesi.

la 1a vignetta sul Cincinnati Post (18 Giugno 1980)


Ma è sempre deciso a diventare cartoonist e a lavorare ai fumetti dei quotidiani. Propone progetti di strip alle agenzie, ma il primo, “Spaceman Spiff” (L’Astronauta Spiff, come Rolf una parodia delle space opera alla Star Wars), è rifiutato così come i successivi. Per alcuni anni, lavora quindi in un’agenzia pubblicitaria, ad annunci di prodotti alimentari, e come vignettista freelance, collaborando dal 1981 alla rivista ”Target, trimestrale di disegno politico”, di cui disegna delle copertine in cui imita efficacemente gli stili dei vignettisti che ritrae.

la copertina di Target No.1 (Autunno 1981)


Intanto, nella sua vita privata ha una ragazza, Melissa Richmond, con la quale convola a nozze nel 1983.

la moderna vita di coppia in una vignetta del 1982


Lo stesso anno disegna varie illustrazioni per il ”Mark Twain Journal”, ispirate a frasi del famoso scrittore, e inizia a realizzare molte vignette per i giornali del gruppo Sun di Cleveland, i cui redattori apprezzano la sua vena surreale e provocatoria. Nel frattempo, continua sempre a proporsi alle agenzie dei quotidiani.

ritratto di Twain per il Mark Twain Journal (1983)


Il suo sesto tentativo di strip, ”In the Doghouse” (In Disgrazia), è rifiutato dalla Universal Press Syndicate nel 1983. Ma l’anno dopo lo sottopone alla United Feature Syndicate e l’editor Sarah Gillespie lo incoraggia e gli consiglia di eliminare il ragazzo protagonista e concentrarsi sul fratellino Marvin, che in classe sogna a occhi aperti d’essere astronauta e la cui tigre di pezza Hobbes pare dotata di vita propria (come il Tigro dei libri di Winnie Pooh, ma l’autore dirà di non averci pensato; d’altronde la tigre era anche lo stemma del suo liceo).

strisce di prova della serie In The Doghouse (1983)


Bill rielabora la strip fondendo gli stili delle sue due serie preferite, Peanuts e Pogo, e la intitola al boyscout di sei anni Calvin e alla sua tigre-peluche Hobbes, per lui un vivo compagno di giochi, per gli altri un pupazzo inanimato (i nomi citano quelli del teologo Jean Calvin, o Giovanni Calvino, e del filosofo Thomas Hobbes).

strisce di prova di In The Doghouse con Marvin (1983)


Poi la ripropone alla United, che però pone una condizione per accettarla. Pretendono che a Calvin e Hobbes sia affiancato come protagonista Robotman, un personaggio di cui hanno acquistato i diritti per sfruttarne il merchandising. Watterson rifiuta fermamente tale imposizione. Dichiarerà qualche anno dopo che, se avesse accettato, lo “scopo ultimo sarebbe diventato vendermi, non esprimermi.” Dalla United quindi respingono la strip, ritenendo che com’è non venderebbe, e per un po’ Bill torna alla pubblicità e alle vignette freelance.

versione di prova di Calvin & Hobbes (1984)


Tutto poteva finire lì, ma poi decide di sottoporla anche alla Universal Press, dove la nuova versione viene ora accettata con entusiasmo. L’editor gli suggerisce soltanto che potrebbe voler mostrare gli occhi di Calvin, all’inizio del tutto nascosti sotto i capelli, e lui lo ridisegna con una caratteristica chioma irta e spigolosa.

vignetta di satira politica per il giornale Sun Star (1984)


La prima striscia di “Calvin and Hobbes” esce così su 35 quotidiani il 18 Novembre 1985, seguita dopo sei giorni dalla prima tavola domenicale. La divisa da boyscout è stata accantonata. Calvin la porterà mesi dopo soltanto in una manciata di strisce, ma conserverà sempre l’indole dell’esploratore amante della natura.

Calvin and Hobbes, prima striscia (18 Novembre 1985)


Lo stile non è ancora affinato, la grafica segue l’usuale gabbia a vignette regolari, al disegno manca la cura che acquisterà presto, eppure i contenuti sono già efficacissimi. La strip porta alle estreme conseguenze, aggiornandole, sia le fantasie di Snoopy che la magia dell’infanzia del Barnaby di Crockett Johnson.

Calvin boyscout in una striscia del 1986


Il burrascoso rapporto di Calvin cogli anonimi genitori messi a dura prova dal suo rifiuto di seguire le regole del mondo reale, i dialoghi e scontri con la tigre che incarna il suo lato più libero e saggio, il suo immaginarsi nelle vesti di eroi o mostri per sfuggire una realtà opprimente e noiosa, sono elementi che si amalgamano in un’opera profonda e spassosa al tempo stesso, ambientata in una cittadina rurale simile a Chagrin Falls.

Calvin e Hobbes nella prima tavola domenicale (24 Novembre 1985)


Del resto, il padre di Calvin ha in pratica lo stesso aspetto di Watterson senza i baffi e il carattere di suo padre, la ripida collina da cui spesso Calvin e Hobbes si lanciano in discesa su carretti o slitte ricorda quella che era presso casa sua e le movenze feline di Hobbes sono ispirate a quelle del suo gatto siamese Sprite.

Calvin e Hobbes spericolati in una tavola del 1986


Nella prima strip Calvin interpreta l’esploratore Safari Al, ma undici giorni dopo esordisce il suo alter ego più noto, ripreso dal primo progetto rifiutato all’autore, Spaceman Spiff, eroe spaziale che vede gli ambiti in cui comandano gli adulti come pianeti ostili e la maestra e i genitori come mostri alieni che vogliono torturarlo.

Calvin è l'audace cosmonauta Spiff in una tavola del Dicembre 1985


Dalla settimana seguente compare anche l’unica amica umana di Calvin, la piccola compagna di classe Susie Derkins, oggetto di dispettose e sgradevoli attenzioni da parte sua. Con l’aggiunta cinque mesi dopo della baby-sitter Rosalyn, ennesima figura autoritaria fonte di conflitti, in breve il cast della serie è già completo.

Calvin scontroso con Susie in una striscia del Maggio 1986


Calvin può immaginare di essere un gigante o un dinosauro, come rivalsa dal dover prendere ordini essendo piccolo, oppure pensarsi minuscolo o invisibile per sfuggire a ogni sorveglianza. Tutto ciò che immagina dà forma a realtà alternative a quella dei grandi, che non capiscono bene cosa faccia. Possono solo constatare quelli che per loro sono i disastri che combina, chiedendosi cos’abbia che non vada quel bambino pestifero.

Il gigante Calvin si prende qualche soddisfazione (tavola del Luglio 1986)


Non si potrebbe esprimere più efficacemente il divario tra il mondo dell’infanzia, la cui esigenza principale è solo quella di giocare, divertirsi ed essere felici, e quello dell’età adulta, incentrato soprattutto su una serie di doveri e costrizioni, sul dover fare insomma un sacco di cose che non si avrebbe nessuna voglia di fare.

La lieve riluttanza di Calvin ad andare a scuola


Per il primo anno le reazioni sono limitate. Solo la rivista Editor & Publisher e il giornale The Plain Dealer di Cleveland parlano della strip. Poi, nel 1987 la Andrews McMeel Publishing, l’editrice che possiede l’Universal Press, pubblica il primo volume intitolato semplicemente ”Calvin and Hobbes”, che ne raccoglie le strisce e tavole uscite fino all’agosto 1986, introdotte dal fumettista Garry Trudeau. A sorpresa, il successo è enorme.

Lettura annoiata del proprio autore sul Los Angeles Times (1987)


In breve, i giornali che pubblicano la striscia diventano 250. Bill Watterson, a 28 anni, è il più giovane autore a ricevere il prestigioso premio Reuben, come miglior fumettista del 1986, e gli dedicano diversi articoli e interviste su vari giornali: sul Los Angeles Times, sul Philadelphia Enquirer, sul Dallas Morning News…

Pose artistiche, da un'intervista su Honk! (1987)


Fin dalle sue prime dichiarazioni, come quelle rilasciate alla rivista Honk!, sostiene che i Fumetti dovrebbero essere trattati come una forma d’Arte a tutti gli effetti. Intanto la sua strip inizia a uscire anche all’estero. In Italia appare su Linus dal Novembre 1987, anche se le prime strisce vengono saltate e recuperate in seguito.

Raccolta Linus del Giugno 1996 con disegno primaverile da una tavola del 1987


Per sfruttare tempestivamente l’improvviso successo, l’editor dell’agenzia Lee Salem chiede a Watterson di produrre o delegare la produzione di oggetti collegati alla serie, ma l’autore è contrario a qualunque tipo di sfruttamento commerciale, né vuole che i suoi personaggi possano essere manomessi da altri. Tuttavia il dialogo con l’agenzia per il momento si mantiene su un piano amichevole e, tra il 1987 e il 1988, Watterson accetta di realizzare due calendari di Calvin & Hobbes, che restano tra i rari oggetti ufficiali di merchandising.

Raro calendario di Calvin & Hobbes (1987)


Intanto Calvin continua a opporsi agli adulti e alle loro regole, calandosi nelle vesti di eroici personaggi come il detective privato Tracer Bullet o il supereroe libertario Stupendous Man (Stupendoman) e, andato a ruba il 1° libro, nel 1988 esce il 2°, ”Something Under the Bed is Drooling” (C’è Qualcosa che Sbava Sotto il Letto).

Secondo volume di Calvin & Hobbes (1988)


Strisce e tavole dei primi due volumi, presto esauriti e ristampati, vengono anche riproposte in formato più grande nel libro“The Essential Calvin and Hobbes” , introdotte nientemeno che da Charles Schulz. Sul retro della copertina sono ben riconoscibili gli edifici e le strade di Chagrin Falls, devastati da un gigantesco Calvin.

Strade di Chagrin Falls sul retro di The Essential Calvin and Hobbes (1988)


Grazie a tanto successo, nella tavola del 28 Agosto 1988, Watterson può permettersi una cosa inaudita per i fumetti dei quotidiani. Invece delle solite 3 strisce rimpaginabili a seconda delle esigenze delle varie testate, disegna un’unica grande vignetta percorsa dai suoi personaggi, anche se dovrà ridisegnarla in due formati, orizzontale e verticale. È il primo chiaro segnale della sua insoddisfazione, rispetto alla costrizione nella rigida gabbia grafica delle strip. Inoltre di lì a poco il rapporto col suo editor, finora idilliaco, rischierà di guastarsi…

Tavola innovativa di Calvin & Hobbes del 28 Agosto 1988



(continua nella seconda parte)



martedì 23 febbraio 2021

GRANDI COMICI DEI COMICS (I) - QUINO, UN IMMORTALE UMORISTA UMANISTA, Quarta parte (1984-2020): Come tentare di guarire il Mondo con il Fumetto…

Vite e opere dei maestri dell’umorismo disegnato
a cura di Andrea Cantucci


“Disegno perché il mondo stia dalla parte dei buoni, quella dei Beatles, quella di John Lennon…”

Quino



“…in ogni suo libro è la cosa che assomiglia di più alla felicità: la Quinoterapia.”

Gabriel García Márquez, 1992


una foto di Quino del 2014 accanto alla statua di Mafalda



Dopo la fine della dittatura argentina e il ritorno a casa di Quino, questi con la moglie inizia a trascorrere parte dell’anno a Buenos Aires e parte a Madrid, così da approfittare delle stagioni calde dei due emisferi. Nuovamente nel suo paese, nel 1984 crea disegni con Mafalda e Manolito che insegnano come lavarsi bene i denti per la Lega Argentina per la Salute Orale, tra 1984 e 1987 collabora col regista cubano Juan Padrón ai corti animati “Quinoscopios”, ispirati alle sue tavole, e nel 1988, 5° anniversario del ritorno della democrazia, disegna per il Ministero degli Esteri argentino un manifesto sui Diritti Umani con Mafalda e Libertad.

copertina del 1992 del libro Humano se nasce in edizione italiana


Intanto continua a raccogliere in libri le sue eccezionali tavole senza titolo, raggruppandole per argomenti. Nel 1985 arriva così il volume “Quinoterapia”, sul mondo della Medicina e della Sanità, di cui in Italia è subito pubblicata un’edizione speciale per medici prodotta da una ditta farmaceutica, mentre l’edizione italiana ufficiale di Bompiani esce tre anni dopo. Insieme ai sempre spaesati e indifesi pazienti, ne sono protagonisti di volta in volta medici generici e specialisti, infermieri e chirurghi, ricercatori e psichiatri, in situazioni surreali o allusive di paradossi e storture in un comparto importante e delicato come quello sanitario.

copertina del 2010 dell'edizione italiana di Qué presente impresentable


Nel 1987 è la volta del libro “Sí, cariño” (“Sì, tesoro”, in Italia intitolato “Noi due”), sulle idiosincrasie della vita di coppia: dai matrimoni alle prime notti, dai colpi di fulmine ai corteggiamenti, dalle avventure sognate alle delusioni, dai litigi ai tradimenti, dalla routine alle separazioni, fino alla vecchiaia in comune. Le tante ingenuità e meschinità, difficoltà e contraddizioni, vissute da persone di ogni estrazione in un ambito tanto poco razionale come quello sentimentale, non potevano sfuggire all’impietoso e accurato sguardo dell’autore.

copertina del 1997 dell'edizione italiana di Qué mala es la gente


Per i 25 anni di Mafalda, nel 1989 Quino presenta la mostra “Mafalda inédita” in cui vengono finalmente recuperate ed esposte le strisce in precedenza escluse dalle edizioni in volumi e altri inediti vari. Il libro omonimo, contenente lo stesso materiale, esce in contemporanea in Argentina, Spagna e Messico.

copertina del 1989 di Mafalda inédita, edizione argentina


Nello stesso anno, esce il volume “Potentes, prepotentes e impotentes” (“Potenti, prepotenti e impotenti”, in italiano “Tutti sulla stessa barca”) sui rapporti di potere, che siano tra ricchi e poveri, tra genitori e figli, tra maestri e allievi, tra dirigenti e dipendenti, tra padroni e servitori, tra autorità e cittadini, tra politici e popoli. È evidentemente una delle sue raccolte di maggior contenuto sociale e politico, ma in cui anche i più potenti e prepotenti sono degli ex-bambini che cercano disperatamente di compensare qualche carenza d’affetto e che alla fine risultano essere solo dei piccoli uomini, anche perché c’è sempre qualcuno più in alto di loro.

copertina del 1999 di Potenti,Prepotenti,Impotenti, ristampa BUR


L’autore pubblica poi nel 1990 “La aventura de comer” (“L’avventura di mangiare”, in italiano “Peccati di gola”), in cui il tema del cibo è diviso in una decina di capitoli (“Le provviste”, “I cuochi”, “Le bevande”, “Il servizio”, “Gli spuntini”, “Le diete”, ecc.), divenendo qua e là metafora anche di altri vizi e appetiti. Lo stesso anno, Quino prende la nazionalità spagnola. Segue nel 1991 il volume “Humano se nace” (“Uomini si nasce”) e in quell’anno, a Quino e a Mafalda, viene anche dedicato un francobollo della Repubblica Argentina.

copertina del 1990 di La Aventura de Comer,edizione argentina


Nel 5° centenario dalla scoperta dell’America, il 1992, a Madrid viene allestita e rimane aperta per due mesi l’esposizione di quasi 2000 metri quadrati “El Mundo de Mafalda” (“Il Mondo di Mafalda”), divisa in 7 sale tematiche, in cui la famosa striscia di Quino diventa il filo conduttore per riassumere il contesto storico in cui fu pubblicata e i suoi personaggi prendono la forma di statue di cartone tridimensionali. In particolare nella sala IV ne sono riprodotti quattro scenari: la casa di Mafalda, il parco, la scuola e la drogheria Don Manolo.
Intanto in Argentina esce il volume “Yo no fui!” (“Non sono stato io!), che raccoglie situazioni umoristiche molto varie ma vagamente accomunate dal tema delle colpe e delle punizioni, un meccanismo centrale nella manipolazione delle coscienze, sempre svolto con l’ormai abituale e versatilissima sensibilità dell’autore.

copertina del 1993 dell'edizione argentina di Yo no fui!


Lo stesso anno Quino collabora alle sceneggiature di una nuova serie di cartoni animati di Mafalda, prodotti in Spagna dalla D.G. Producciones e diretti da Juan Padrón, in totale 104 episodi di un minuto, tratti dalle strisce originali ma coi dialoghi sostituiti da un grammelot indistinto, raccolti nel 1994 in un film di 80 minuti.
Sempre nel 1994, per i 30 anni dall’esordio di Mafalda, Bompiani ne pubblica il libro più completo, “Il Mondo di Mafalda. 1964-1994” (da non confondere col volume di testi e immagini dell’omonima mostra madrilena di due anni prima), che in oltre 500 pagine di grande formato ne raccoglie tutte le strisce, comprese quelle ancora inedite in Italia, più i bozzetti per i cartoni animati e molti disegni per manifesti, cartoline e dediche…

copertina del 1994 del volume italiano per i 30 anni di Mafalda


Il corpus principale delle 1929 strisce di Mafalda è poi ristampato anche nella serie BUR di Rizzoli, suddiviso in due volumi del 1995 che, a rischio di originare qualche confusione, riutilizzano i titoli già usati ventisei anni prima per i primi due libri di Bompiani, “Mafalda la contestataria” e “Mafalda colpisce ancora”.

copertina del 1995 del 1° volume di Mafalda della BUR



I successivi libri di Quino, in cui fin dai sarcastici titoli è evidente il sempre maggior pessimismo rispetto alla condizione umana globale, sono, nel 1996 “Que mala es la gente” (“Com’è cattiva la gente”), edito in Italia dalla Bompiani, e nel 1999 “Cuánta bondad!” (“Quanta bontà!”), edito in Italia da Salani solo 9 anni dopo.

copertina del 1999 dell'edizione argentina di Cuànta Bondad!


Infatti, se nei paesi di lingua spagnola la sua fama non viene mai meno, nell’Italia dell’era berlusconiana i volumi di Quino non sono più tradotti tempestivamente come un tempo. Nonostante ciò due dei libri già editi in Italia da Bompiani, “Tutti sulla stessa barca” e “Noi due”, nel 1999 sono ristampati da Rizzoli nella BUR, nel singolo volume “Potenti, prepotenti, impotenti”, traduzione letterale del titolo originale del primo dei due.

copertina del 1990 dell'edizione italiana di Potentes prepotentes e impotentes


A partire dai primi anni nel nuovo millennio, Quino riceve vari importanti riconoscimenti. Nel 2000 gli viene assegnato in Spagna il Premio Iberoamericano di Umorismo Grafico Quevedos e nel 2001 gli è dedicata una mostra a Roma, dal titolo “Il padre di Mafalda ha altri figli”, che riguarda la sua produzione in generale.

copertina del 1992 del volume della mostra spagnola El Mundo de Mafalda



Una selezione del meglio dell’autore viene raccolta nel 2001 nel volume di oltre 500 pagine “Esto no es todo” (“Questo non è tutto”, ancora inedito in Italia) e nel 2004 esce una sua nuova raccolta, “Qué presente impresentable!” (“Che presente impresentabile!”), pubblicata in Italia da Salani sei anni dopo.

copertina del 2001 dell'edizione argentina di Esto no es todo



Nel 2005 Quino riceve un altro prestigioso premio spagnolo, la Encomienda de Isabel la Católica de España, ennesimo segno che nel paese iberico i tempi sono ormai definitivamente cambiati da quando, sotto la dittatura di Franco di trentacinque anni prima, i libri con le sue strisce venivano vietati ai minori.
Nello stesso periodo, a Buenos Aires varie iniziative celebrano la sua creazione più nota: nel 2005 si inaugura per la seconda volta la Plaza Mafalda, nel 2007 in via Chile 371 è posta una targa con scritto “Qui visse Mafalda…”, nel 2008 è installato un lungo murale coi personaggi della striscia e nel 2009 è collocata su una panchina una statua di Mafalda di 80 cm dell’artista Pablo Irrgang, a cui in seguito verranno aggiunte anche quelle di Manolito e Susanita. Proprio in quell’anno Quino annuncia il suo ritiro, per problemi alla vista.

placca dedicata a Mafalda in via Chile 371 a Buenos Aires



La sua ultima vignetta con Mafalda esce il 23 ottobre 2009 sul quotidiano italiano “La Repubblica”, contro le infelici frasi misogine dell’allora presidente del consiglio, personaggio che ricorda abbastanza certi piccoli ometti di potere ridicolizzati nelle sue tavole, come dire che la realtà ha ormai raggiunto e superato anche le più esasperate delle sue candide ma graffianti rappresentazioni satiriche della nostra società.

ultima vignetta di Mafalda (contro l'allora presidente del consiglio) del 23 ottobre 2009



A coronamento della sua carriera, nel 2010 Quino è nominato in Francia Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere e, per i suoi 60 anni da disegnatore umoristico e i 50 anni di Mafalda, nel 2014 è omaggiato dalla Francia anche con la Legion d’Onore e dalla Spagna col Premio Principe delle Asturie, mentre l’Uruguay gli dedica un più modesto francobollo, a cui si aggiungerà quello stampato dalla Spagna tre anni dopo.

una stampa filatelica spagnola dedicata a Quino (31 marzo 2017)


Nel 2016 presenta il suo ultimo libro, “Simplemente Quino” (“Semplicemente Quino”), e nel 2017, dopo la morte della moglie, ritorna a Mendoza, nella sua città natale, dove la sua vita ha termine per un ictus, a 88 anni, il 30 settembre 2020. Ma gli sopravvivono le sue innumerevoli tavole e strisce meravigliose, che continueranno a rendere il mondo un po’ meno triste e molto più consapevole, perché Quino non si è limitato a farci sorridere, ma esattamente com’era nelle sue intenzioni e come ha dichiarato lui stesso in un’intervista, ha anche “interpretato e trasmesso quello che tanta gente pensa e sente…”.

una immagine di Quino sulla copertina dell'ultimo libro, edizione spagnola 2016



Andrea Cantucci





Qui la prima parte, qui la seconda e qui la terza.