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giovedì 31 gennaio 2019

FUMETTI A COLAZIONE (XI): NYX n.1 : LA FANCIULLA VENUTA DALL’INFERNO

NYX n.1 : LA FANCIULLA VENUTA DALL’INFERNO
di Franceschini & Squadrito

Sfavillante copertina di Nyx n.1

AI ROBOT L’IMPERO, AGLI UMANI L’ARENA
Recensione di Andrea Cantucci

La neonata serie a fumetti Nyx, ideata dallo scrittore Luca Franceschini, ha esordito con un episodio breve sul n.16 della rivista Cronaca Comics dell’aprile 2018. Nel novembre dello stesso anno è uscito questo primo albo a lei dedicato e disegnato come la storia precedente dal giovane Alessandro Squadrito. Dovrebbe poi seguire, sul n.17 di Cronaca Comics, un altro episodio breve, stavolta realizzato da Elena Ominetti.
Affascinante Nyx disegnata da Elena Ominetti

Il nome Nyx è quello di una dea greco-romana, la latina Nox cioè la Notte, entità primordiale dalle grandi ali nere, secondo Esiodo figlia del Caos, sorella e poi sposa di Erebo, il dio dell’Oscurità infernale, e madre della Luce e del Giorno. Risiedeva negli inferi, all’estremo Occidente, e dal tramonto all’alba percorreva il cielo su un carro d’ebano trainato da cavalli neri con altri due suoi figli gemelli, il Sonno e la Morte. Varie fonti le attribuiscono anche molti altri figli (tra cui il Destino, la Discordia, il Dolore, l’Inganno, la Miseria, i Sogni, la Tenerezza, la Vecchiaia e la Vendetta) e incuteva grande timore perfino agli dèi, compreso lo stesso Zeus.

Antica statuetta romana di Nyx (I° sec. a.C.)

Invece la Nyx del fumetto per quanto ne sappiamo è una donna, anche se guerriera, ma i suoi lunghi e ampi capelli neri, così come la leggera cappa che a volte le copre la testa, ricordano certe raffigurazioni antiche e moderne della dea greco-romana. E chissà che la scura frusta di cuoio che usa come arma non sia ispirata allo svolazzante velo scuro che la dea Nyx tendeva sulla propria testa in raffigurazioni arcaiche e medievali, a simboleggiare la volta celeste notturna. Il volto coi capelli divisi sulla fronte che Nyx ha nel fumetto, la fanno assomigliare in particolare all’allegoria del 1883 “La Nuit” (La Notte) del pittore francese William Adolphe Bouguereau, che gli autori potrebbero conoscere essendo un’immagine della dea molto diffusa su Internet. Il soprannome di Fanciulla Venuta dall’Inferno, che dà il titolo al primo albo, è naturalmente ispirato alla natura infera della dea e, benché l’aspetto non lo faccia supporre, anche la Nyx umana è in grado d’incutere paura.
Bella allegoria di William Adolphe Bouguereau - La Notte (1883)

L’ambientazione, non particolarmente inedita e un po' meno originale di quanto vorrebbero autori ed editore, unisce la fantascienza che si svolge su altri mondi all’iconografia dell’Impero Romano. Infatti Nyx è una libera e imbattibile donna gladiatore che combatte nelle arene del pianeta Imperium, colonizzato da umani ma governato da robot per volontà dei misteriosi “Costruttori”. Questi, non si sa per quale fine, vi hanno ricreato la società dell’antica Roma, cogli umani al posto di servitori e schiavi e i robot al posto degli oziosi signori e dei militari, rovesciando così il senso originale della parola robota che in cecoslovacco significa “lavoratore”.
'Cartolina panoramica' dal pianeta Imperium

Robot privilegiati del pianeta Imperium

La trama delle ventiquattro pagine di questo primo albo è semplice. Accompagnata dall’allenatore Casimiro, Nyx giunge nella città di Argentia per partecipare a dei giochi che permettono di accedere alla finale del torneo nella capitale, in una logica che ricorda più i campionati moderni che gli antichi ludi gladiatori. Due giorni prima dello scontro, un nobile al servizio dei robot inizia a fare la corte a Nyx, che intanto assiste all’allenamento dei due avversari più pericolosi, i gladiatori Carnifex e Roy, e fa amicizia con quest’ultimo.

Ben oliati governanti di Argentia a pag 6

Nel corso della storia lo sceneggiatore imbastisce un paio di colpi di scena (che non svelerò). Uno riguarda il misterioso legame tra Nyx e il console Tito, che dovrebbe essere chiarito negli episodi successivi insieme al motivo per cui Nyx vuole vincere i giochi e arrivare in finale. Ma in due punti ci sono delle allusioni fin troppo scoperte e, per chi sa coglierle, il passato segreto della guerriera appare già in gran parte rivelato e il seguito della saga rischia d’essere prevedibile. Invece l’altro colpo di scena giunge nell’ultima pagina inatteso, non essendo stato anticipato in nessun modo, anche se manca qualche parola di spiegazione finale in merito.

Breve comparsa del console Tito a pag 10

Immaginare altri pianeti vagamente simili ad antiche civiltà terrestri non è un’idea nuova, ma una costante della space-opera fin dai romanzi di Edgar Rice Burroughs d’un secolo fa ambientati su Marte e Venere. Si dice sia stato proprio un saggio sull’Impero Romano a ispirare a Isaac Asimov i racconti sull’impero galattico che pubblicò dal 1942. Ma si rifecero più direttamente al mondo romano i due romanzi del ciclo di Linn scritti da Alfred Elton Van Vogt e pubblicati tra 1956 e 1962, “L’Impero dell’Atomo” e “Lo Stregone di Linn”, in cui un impero del 12.000 d. C., formato da quattro pianeti del sistema solare, ha per moneta i sesterzi e si regge sulla schiavitù e sul culto di elementi radioattivi adorati come dèi atomici nei Templi della Scienza.

Copertina di un'edizione italiana de L'Impero dell'Atomo (1995)

Riguardo ai fumetti, già nel 1934, sulle tavole di “Flash Gordon” Alex Raymond disegnava soldati dell’impero di Mongo con costumi simili ad antichi Romani, che assistono a tornei sanguinari nelle arene del loro pianeta.
Da Flash Gordon di Alex Raymond (1934)

Si ispira poi alla fondazione di Roma il fumetto inglese del 1965 “L’Impero dei Trigan” di Mike Butterworth e Don Lawrence, in cui sul pianeta Elekton un popolo nomade aiutato dai superstiti d’un regno evoluto fonda su cinque colline una città, che dal loro capo Trig prende il nome di Trigan e da cui sorge un nuovo impero.
Da L'Impero dei Trigan di Butterworth e Lawrence (1965)

La presenza costante dei robot e l’improbabile facilità con cui Nyx riesce a sbaragliarli armata solo di spada e frusta ricorda anche un altro fumetto degli anni ‘60, “Magnus Robot Fighter” (Magnus, Distruttore di Robot), disegnato da Russ Manning su testi di Paul Newman, in cui l’umanità dell’anno 4.000 dipende del tutto da servi robot e l’eroe del titolo lotta a mani nude contro quei robot ribelli che vorrebbero dominare la Terra.
Illustrazione di copertina di Magnus Robot Fighter (1963)

Altre affinità si riscontrano nel seguito a fumetti del romanzo di Herbert George Wells “La Guerra dei Mondi”, edito dalla Marvel dal 1973, i cui autori migliori furono lo scrittore Don McGregor e il disegnatore Craig Russell e la cui testata nel 1975 cambiò in “Killraven Warrior of the Worlds (Killraven, Guerriero dei Mondi). In questa serie, ripresa tra 2002 e 2003 da Alan Davis, i Marziani meccanizzati di Wells hanno conquistato tutta la Terra e allenano fin da piccoli gli umani ridotti in schiavitù per farli combattere tra loro come gladiatori, almeno finché gli Uomini Liberi guidati da un giovane gladiatore detto Killraven non si ribellano…
Killraven Warrior of the Worlds - Marvel Graphic Novel No.7 (1983)

Si ha la sensazione che gli autori di Nyx, sia pur con l’aggiunta dei robot, si siano ispirati di più a serie TV come Xena o Spartacus, ma sarebbe duro competere coi succitati artisti per qualunque disegnatore. Ancora più arduo è quindi per un giovane alle prime armi, benché per molti aspetti promettente come Alessandro Squadrito, nonostante si veda nelle sue pagine un grande impegno e lavoro. Infatti, prima di disegnare Nyx, ha studiato costumi e armi dei veri gladiatori romani, come attestano gli interessanti schizzi in appendice.
La bella Nyx a matita di Alessandro Squadrito

Grazie al backstage pubblicato in fondo all’albo, si può notare però una grande differenza tra i suoi studi a matita dei personaggi, molto precisi e dinamici, i suoi studi di ambienti e panorami schizzati a pennarello, altrettanto efficaci e ben costruiti, e le vere e proprie tavole a fumetti, stranamente inchiostrate con risultati in generale un po’ meno convincenti e più discontinui, senza che l’aggiunta di sottili tratti sparsi a volte superflui, o di pur apprezzabili toni grigi a pennello, possano mascherare qualche carenza visibile qua e là.
La dinamica Nyx di uno studio a matita


Spiace doverlo dire, ma per paradosso le pagine a fumetti di quest’albo risultano meno precise e accurate degli studi preparatori mostrati. Hanno molti pregi i tagli delle inquadrature, certi montaggi di sequenze e soprattutto la grafica delle pagine, che fonde abilmente il formato a quattro strisce alla francese con le vignette sovrapposte tipiche dei comic book americani (come si vede nei dettagli dei primi piani a pag. 18), ma in generale molti elementi appaiono un po’ affrettati, con alcuni errori tipici dei disegnatori inesperti.
La fisionomia di Casimiro in uno studio a matita

Nel corso della storia ci sono miglioramenti soprattutto nelle mezzetinte che, un po’ scure nelle prime pagine, sono poi dosate meglio, compensando bene l’assenza di colori e dando alla storia un bel tono di “antiquata preziosità”. Ma ciò non rimedia ad alcune imprecisioni, di cui una visibile in copertina è la tendenza di fare le teste piccole, errore comune tra gli inesperti che temono sempre di farle grandi, anche se Squadrito vi cade solo a volte. Un singolo errore più evidente, tra le prime due pagine, è un controcampo (cioè una scena vista dalla direzione opposta alla precedente) in cui Nyx e Casimiro all’improvviso appaiono scambiati di posto.
La grafica casuale delle linee cinetiche a pag 14

A volte poi appaiono poco plausibili le prospettive e le proporzioni tra i personaggi, come in una vignetta di pag. 14, in cui Carnifex taglia le teste a due uomini in primo piano da una distanza da cui il suo braccio non avrebbe potuto raggiungerli. Altro esempio è una vignetta a pag. 19 in cui, mentre Nyx sale le scale, sono state usate due prospettive diverse e incompatibili (lei vista dal basso e gli scalini dall’alto), senza contare che le proporzioni degli scalini non sono abbastanza graduate in distanza, che la testa di Nyx non può girarsi così tanto come fa senza ruotare il busto e che almeno parte dei capelli dovrebbero restarle sulle spalle.

La grafica sovrapposta dei primi piani a pag 18

La inesatta prospettiva duplice a pag 19

Sempre a proposito di prospettiva, nell’affollata mischia di pag. 21, certi personaggi piuttosto lontani, come Nyx, hanno le stesse dimensioni di certi altri relativamente più vicini come Carnifex, mentre per la distanza dovrebbero apparire più piccoli, anche se i rapporti tra alcuni altri di loro sono più corretti. Inoltre, le sagome dei due personaggi in fondo alla mischia sono troppo in alto, con le teste sopra il muro di recinzione che, essendo la prospettiva dall’alto, dovrebbe invece sovrastarli. Ma costruire una simile scena di massa è di per sé abbastanza difficile, per chi non è molto esperto, e ci vuole coraggio e impegno anche solo per provarci.

La mischia dei giochi di Argentia a pag 21

Tralasciando qualche più o meno piccola imprecisione anatomica, l’incoerenza più ricorrente nelle proporzioni di un personaggio è la lunghezza incostante dei capelli neri di Nyx. Va bene che, per affinità con la dea della Notte, si colga ogni occasione per farli ondeggiare nell’aria, ma quando li agita sono lunghi quasi quanto tutta la sua altezza, mentre da ferma non le arrivano che a metà schiena (cosa spiegabile solo quando li porta legati in cima). Inoltre spesso, anche se fa solo un passo, la chioma le schizza dritta verso l’alto, come si vede anche sulla copertina, senza che ciò sia giustificato dai suoi movimenti né da possibili colpi di vento.
L'ampia chioma di Nyx in azione a pag 23

Ma Squadrito sembra un disegnatore motivato e volenteroso e, se saprà apprendere dagli errori rimediando con pazienza alle attuali disattenzioni, dovrebbe avere le capacità per poter migliorare moltissimo in futuro. E se per il momento non si può dire che questo suo lavoro sia a un livello del tutto professionale (forse anche per poca attenzione dei supervisori, che potevano aiutarlo a correggere almeno le incoerenze più evidenti prima d’andare in stampa), è comunque meritorio aver dato a un giovane disegnatore l’opportunità di farsi le ossa e di farsi conoscere. Inoltre la confezione editoriale dell’albo è molto curata graficamente, con le pagine in carta lucida che valorizza le mezzetinte e la copertina plastificata ben colorata in digitale da Antonio Antro, con toni cromatici controllati che, pur con vari “sfavillii” qua e là, creano una giusta atmosfera “antica”.

Casimiro,Carnifex e Roy sul retro di Nyx n.1

Rimane da dire che l’idea dei robot al potere, anche se dopo Matrix non è più così innovativa, è sempre un’interessante metafora, che mette in relazione le leve di comando con dei meccanismi privi di sentimenti, come quelli che in fondo anche nella realtà governano le nostre vite. Se qui i robot sono indifferenti alla sorte degli esseri umani, neanche i meccanismi automatizzati degli imperi economici si preoccupano di tutti coloro che spingono a lottare fino alla morte nell’arena del mondo reale, inseguendo denaro e successo. Ma se chi comanda su di noi è soltanto un robot, che è stato programmato a perseguire scopi prestabiliti, significa che neanche i governanti sono liberi. E ciò può suscitare riflessioni su dove sia il vero potere e la vera libertà…



Andrea Cantucci





NYX n.1 (Albo di Cronaca Comics n.61)
Titolo: LA FANCIULLA VENUTA DALL’INFERNO
Testi: Luca Franceschini
Disegni: Alessandro Squadrito
Formato: 32 pagine in bianco e nero
Rilegatura: brossurata
Editore: Cronaca di Topolinia
Data di pubblicazione: novembre 2018
Prezzo: € 7,90


venerdì 28 settembre 2018

FUMETTI A COLAZIONE (X) : Gravetown 10th Anniversary Omnibus di Paolo Zeccardo

LA TETRA CITTA’ DELL’ADOLESCENZA DISPERATA

recensione di Andrea Cantucci




Nel decimo anniversario del primo numero, l’associazione culturale Cagliostro E-Press ha raccolto in un unico tomo i quattro volumi della miniserie stile manga Gravetown, saga fantasy apparsa prima on line e poi in versione cartacea tra il 2007 e il 2010, diventando “il primo manga seriale made in Italy nato dal web” e vendendo “diverse centinaia di albi” (il ché fu un successo per un fumetto già disponibile gratis su Internet).

Disegno per la copertina del n°1 di Gravetown.

Pare essere ora unico anche l’autore che ricopre tutti i ruoli (soggettista, sceneggiatore, disegnatore, letterista e copertinista), ovvero Paolo Zeccardo, e non si capisce bene che fine abbia fatto Andrea Pistoia, che era stato accreditato come sceneggiatore (o a questo punto solo co-sceneggiatore?) dei primi due numeri della miniserie e che curiosamente nell’omnibus è del tutto assente dai credits. Misteri dell’editoria, non solo a fumetti, dove le attribuzioni di paternità forse non sempre corrispondono perfettamente al vero.

Disegno per la copertina del n°4 di Gravetown

La storia, come succede obiettivamente in più di un manga, ha un taglio alquanto adolescenziale, sia dal punto di vista dei disegni, acerbi e approssimativi soprattutto nei primi capitoli, che della costruzione della sceneggiatura, relativamente semplice pur nelle sue ambizioni poetiche, sottolineate anche dai versi, non sempre dalla metrica perfetta ma spontanei, che aprono ogni capitolo. Grazie anche a una certa efficacia istintiva nel montaggio delle sequenze e alla graduale maturazione grafica dell’autore (che col tempo sfrutta i propri limiti con abbastanza decisione da farne uno stile), è evidentemente un’opera prima che ha trovato il suo target ideale rivolgendosi a un pubblico giovanile in grado di identificarsi coi personaggi, efebici studenti liceali alle prese coi problemi sentimentali e di ricerca di sé stessi tipici della loro età, ma qui ingigantiti a dismisura dall’intrecciarsi con un frenetico susseguirsi di duelli magici contro ogni sorta di angeli e demoni.

Il giovane Vincent Nightly minacciato da forze oscure

Il protagonista al centro di ogni conflitto è il giovane Vincent Nightly, il cui nome si potrebbe interpretare come “vincente ogni notte” e i cui misteriosi ed eccezionali poteri dimostrano la sua natura di persona unica e speciale, come ogni adolescente dentro di sé sente da sempre di essere. Anche il fatto che viva a Gravetown (che si può tradurre città-tetra), forse rappresenta proprio la tragica disperazione che ogni adolescente prima o poi sperimenta, sentendosi minacciato da un mondo esterno ancora oscuro e ignoto, anche se il continuo concentrarsi dell’autore sui campi ravvicinati tralasciando gli sfondi non fornisce che rari e ben poco dettagliati esempi delle sghembe architetture alla Tim Burton di quell’inquietante paese.

Il morso dell'angelo Oblis

Infatti, aggirandosi tra le ombre delle case gotiche della sua tetra cittadina, Vincent deve affrontare di continuo gli attacchi sia di demoni come Farfarello (il cui nome è quello di un folletto del nord-Italia, ma che nell’aspetto è un ibrido tra il Cappellaio Matto, Willy Wonka e Jack Skeletron) che di angeli altrettanto feroci e spietati come lo zannuto Oblis il purificatore, e anche di animali mannari all’inizio non meglio identificati. Si direbbe davvero che il mondo intero, rappresentato dai diversi regni del soprannaturale, abbia messo da parte ogni divergenza per coalizzarsi contro di lui…

L'abbraccio tra Lost e Vincent nel frontespizio del capitolo 9

Ma grazie ai suoi poteri, che dopo la perdita di un braccio in uno scontro sono ulteriormente amplificati da un essere magico che lo sostituisce (un po’ come accadeva al principe Corum in un ciclo di romanzi fantasy di Michael Moorcock), Vincent oltre a essere la loro vittima designata, è anche il solo a poter distruggere qualunque angelo o demone. La sua unicità, che tanto odio e manie persecutorie scatena nei cieli come negli inferi, può essere vista, oltre che come simbolo della sensazione d’essere soli contro il mondo tipica di tutti gli adolescenti, anche come metafora delle discriminazioni a cui spesso sono soggette le minoranze di genere. Vincent è infatti un ragazzo omosessuale che vive con naturalezza una relazione col coetaneo Lost e, anche se l’unica scena di sesso si svolge quasi del tutto fuori campo, ciò chiarisce che non si tratta proprio di un manga per bambini piccoli… (in fondo è un po’ ambiguo anche lo stile usato, in cui nei giovani volti non si distinguono tratti maschili o femminili e i sessi dei personaggi tendono quindi a confondersi abbastanza).

L'apparizione di un demone dietro a Claire

In quest’ottica, rappresentare gli angeli come altrettanto violenti e negativi dei demoni ha del tutto senso. Sono infatti i portavoce mitici di una cultura moralista e tirannica che, come ogni monoteismo, da un paio di millenni nega il diritto d’esprimersi liberamente a piaceri e pensieri personali e si è particolarmente accanita contro ogni libertà sessuale (salvo poi fingere di non vedere e coprire in ogni modo le ignobili violenze compiute da sacerdoti pedofili…). Rappresentando gli angeli come mostri che non accettano l’unicità di un individuo al punto da volerla distruggere, Zeccardo ha avuto il coraggio, con semplicità e ironia, di strappare la maschera dell’ipocrisia buonista dietro cui certe subdole dittature del pensiero si nascondono da sempre.

L'arrivo di Lucifero sulla Terra

Nel corso della vicenda non mancano i colpi di scena, dalla rivelazione dell’origine dei poteri di Vincent (che un po’ ricorda la serie ben più realistica e blasfema Preacher, dei provocatori autori britannici Garth Ennis e Steve Dillon) alle reazioni imprevedibili dell’ex-ragazza di Vincent, Claire. Questa non sembra aver preso molto bene il fatto che lui (con tutti i suoi poteri) non sia riuscito a salvarla dal cadere in un burrone, un evento estremo che potrebbe rappresentare l’essersi sentita abbandonata (mancandole la terra sotto i piedi, appunto…) di una ragazza che a un tratto scopre la preferenza del suo boy-friend per le compagnie maschili.

Le forze celesti e infernali unite contro Vincent Nightly

Il finale vede l’apoteosi dello scontro tra Vincent e i due pezzi grossi suoi nemici, ovvero Lucifero in persona e… il capo del paradiso (o un suo rappresentante dalle fattezze snob). Il fatto che un essere dalla semplice forma umana come lui, riesca a tener testa ai due presunti signori del cielo e della terra, suggerisce come ogni individuo, se vuole, possa dimostrarsi più forte dei pregiudizi mitici indotti dalla propria cultura, al punto da scegliere di essere davvero sé stesso e non ciò che gli altri cercano di imporgli… dall’alto o dal basso.

Il demone Farfarello nel retrocopertina dell'omnibus

Ma la conclusione è all'insegna, non tanto dell’individualità, né della sessualità, quanto dell’Amore con la A maiuscola, quello tanto raro a trovarsi sulla Terra quanto capace di continuare a esistere per sempre nonostante tutto… e in un breve epilogo aggiunto dopo la fine, così come nella professionale copertina a colori, Paolo Zeccardo, oltre a sottolineare di nuovo quel tema quasi a volerlo proporre come la vera chiave di lettura dell’intera saga, dimostra anche i progressi raggiunti negli anni trascorsi da questa sua prima serie.


Andrea Cantucci



GRAVETOWN 10th Anniversary Omnibus
Autore: Paolo Zeccardo
Formato: 328 pp. in b/n
Editore: Cagliostro E-Press
Data di uscita: ottobre 2017
Prezzo: € 20,00



venerdì 17 novembre 2017

FUMETTI A COLAZIONE (IX) : INCROCIATORE STELLARE “E. SALGARI” - Stagione 2 - di Autori Vari

UN’ASTRONAVE AUTARCHICA DA FUTURI GIA’ ANTIQUATI

Recensione di Andrea Cantucci



L’associazione Cagliostro E-Press ha già pubblicato in volume la prima stagione della serie di fantascienza “Incrociatore Stellare E. Salgari”, nata in brevi albi digitali sul sito della Cagliostro E-Press e questo secondo tomo ne raccoglie la seconda stagione di dodici episodi più un n°0. È un fumetto realizzato da oltre venti autori che si alternano, diversi per età, esperienze, capacità e scelte stilistiche (la maggior parte dei disegnatori hanno realizzato un episodio di dodici pagine a testa, alcuni scrittori ne hanno sceneggiati due).
I due supervisori, Umberto Sisia per i testi e Andrea Manfredini per i disegni, hanno evitato incoerenze troppo macroscopiche tra i vari episodi fornendo l’uno le trame, elaborate con altri due soggettisti, e l’altro i modelli di astronavi ed elementi scenici. Altri studi preliminari di alcuni personaggi sono stati eseguiti da Luciano Costarelli, disegnatore anche delle ottime copertine dei vari numeri ma non di quella del volume.

Cover Incrociatore Stellare E Salgari-stagione 2 disegno di Alberto Duca

Si fosse trattato di episodi auto-conclusivi, tale approccio cooperativo poteva avere una riuscita migliore, ma in una lunga storia a puntate come questa è inevitabile che il risultato sia discontinuo nello stile nonché nella qualità, anche per l’alternarsi di ritmi e montaggi diversi senza che ciò sia giustificato da esigenze narrative.
L’impostazione della storia muta del tutto ogni dodici pagine con conseguenze negative sulla comprensibilità del racconto, che risulta farraginoso e contorto, oltre che pieno di stereotipi superati, e l’assenza di riassunti dell’antefatto non aiuta. Vengono in parziale soccorso vari flashback e schede esplicative, ma né gli uni né gli altri chiariscono i motivi del conflitto in corso tra due astronavi di diversi universi paralleli. Che si rappresenti uno dei due equipaggi come fedele e leale, non si sa bene a cosa, e l’altro come malvagio, ribelle e traditore, non chiarisce nulla e risulta troppo semplicistico, se non sottintende addirittura vaghi contenuti reazionari…

La stazione spaziale J Verne disegnata da Pietro Mureddu

È inoltre difficile orientarsi tra tante fisionomie che cambiano aspetto di continuo, la cui identificazione è complicata anche dai doppioni degli universi paralleli e dalle versioni giovanili dei flashback. Questi ultimi si trovano anche in singole pagine sceneggiate da Sisia, che in ognuna tenta di concentrare il passato di un personaggio in poche vignette e frasi, finendo spesso per cadere in toni retorici abbastanza ingenui.
Nonostante la costruzione pretenziosa, la storia risulta più semplice di quanto sembri, ma anche scontata e deludente, concentrandosi quasi esclusivamente su battaglie di cui sfugge il senso. Come suggerisce il nome dell’astronave del titolo, l’intenzione dichiarata era aggiornare i cicli salgariani in chiave fantascientifica, ma tale obiettivo non è raggiunto anche perché, con la ricerca del decimo pianeta e tutto, in realtà ci si è ispirati molto di più a fumetti e cartoni giapponesi, in particolare a quelli di Reiji Matsumoto e specialmente a Uchu Senka Yamato (L’Incrociatore Spaziale Yamato), serie nota da noi nella versione animata come Star Blazers.

Il cyborg Dom Ottavio disegnato da Alberto Bonis

Da tale ispirazione derivano alcuni innegabili pregi della serie (la rinuncia a un singolo eroe a favore di una storia corale, la narrazione in progress simile a un serial TV o un romanzo, la grafica libera che supera i limiti dei formati italiani, la presenza di molte figure femminili altrettanto rilevanti di quelle maschili), ma anche tutti i suoi difetti tipici dei peggiori manga commerciali (l’ingenua contrapposizione manichea con cattivi esageratamente sadici e crudeli, l’eccessiva enfasi nell’affermare con forza e fin troppa sincerità le emozioni, l’immaturo sentimentalismo adolescenziale in personaggi adulti, la carenza di contenuti profondi nonostante una narrazione complessa, l’attribuire esagerate conseguenze su scala cosmica a banali rapporti individuali).

 Il cadetto Ruggero Vigo disegnato da David Emanueli

Inoltre gli eroi salgariani sono spesso di diversi paesi ed etnie e un’astronave della “Federazione Umana del Sistema Solare” dovrebbe avere membri di diverse nazioni e pianeti, invece la Salgari ha un equipaggio di soli italiani o quasi, cosa tanto più assurda oggi che ogni paese è sempre più multietnico. Che in un cosmo in cui l’umanità è finalmente unita, a parte un paio di (malvagi) tedeschi si vedano solo italiani, ricorda i beceri fumetti autarchici allineati alla propaganda fascista, in cui gli italiani erano sempre i soli eroi in qualunque parte del mondo si svolgesse la storia. Li ricorda anche l’ingenuo fastidioso militarismo con cui i protagonisti a volte inneggiano a obiettivi faziosi, come la gloria o la vittoria. E visto che la comandante nemica all’inizio si nasconde dietro un velo in stile arabo, è lecito anche il sospetto di qualche “velata” intenzione xenofoba…

Il guardiamarina Elsa Riva disegnata da Simone Rubes

Si è presa l’impostazione di certi serial di fantascienza, con militari del futuro, tagliandone tutti gli elementi progressisti umanitari e accentuando l’aspetto bellicista. Ma il militarismo c’entra poco coi romanzi di Salgari, in cui anche quando gli eroi sono italiani, cosa che non sempre accade, l’autore parteggia più spesso per ribelli e avventurieri che per gerarchie o poteri ufficiali, che di solito diventano invece i nemici da combattere.

la Salgari e Barbara Undro disegnati da Roberto De Angelis

Sa d’ingenuo fumetto autarchico anche l’antiquato nome del comandante della Salgari, Elio Fiermonte, più adatto a un eroe medievale che a un uomo del futuro, benché fedele allo stereotipo dell’italiano moro e baffuto. I suoi scontri con la versione parallela di un’ex-congiunta che lo odia, creano poi un conflitto più casalingo che epico, più adatto a una parodia che a una storia seria. Anche il lungo abito di lei con tanto di spada, così come la sua scomposta cattiveria, più che dramma rischiano di generare comicità involontaria.

 I comandanti nemici Elio Fiermonte e Barbara Undro e le loro navi disegnati da Marika Boero

Tra l’altro il nome della nave nemica, Tir Nan Og, significa Terra Della Gioventù in gaelico e indica una specie di paradiso del folclore irlandese, quindi non calza molto per un covo di “malvagi traditori”, a meno che con ciò gli autori non intendessero attaccare le giovani generazioni che ormai non leggono più Salgari…

Il Commodoro Fantasma con Barbara Undro e Heisenberg disegnati da Mirko Di Noia

Fra i membri dell’equipaggio della Salgari i più strani e ambigui sono il Commodoro Fantasma, un’intelligenza artificiale con le memorie dei passati comandanti della nave, e il sacerdote Dom Ottavio. Questi è riportato in vita e trasformato in cyborg nel solito universo parallelo, ma non sono stati sviluppati granché i paradossi impliciti in una tale resurrezione, che di punto in bianco ha tramutato un prete in una macchina assassina.

Il sergente Carla Alfieri con la Salgari e il satellite Luna 3 disegnati da Luciano Costarelli

Comunque, a parte tutte le riserve sui contenuti, alcuni autori hanno delle qualità. I migliori sceneggiatori sono i co-soggettisti Paolo Buscaglino Strambio e Stefano Bonazzi. Il primo, esperto di manga, monta scene e dialoghi in modo dinamico e serrato con pochi testi stringati ed essenziali. Il secondo, più legato a modelli italiani, compone scene con dialoghi chiari e scorrevoli. Gli altri scrittori, supervisore compreso, sembrano avere ancora qualcosa da imparare su come raccontare una storia in modo leggibile e coinvolgente.

Il guardiamarina Leya Gragnon disegnata da Andrea Manfredini

Il disegnatore più originale, espressivo ed efficace è Davide Emanueli, il cui stile si basa su sapienti contrasti netti, mentre i disegni più accurati sono le copertine disegnate da Luciano Costarelli e colorate da Simone Daraghiati. La precisione con cui, dall’una all’altra, muovono gli elementi sullo sfondo dimostra se non altro che potrebbero lavorare nel cinema d’animazione e ribadisce i legami coi cartoni nipponici. Costarelli se la cava bene pure nel disegnare l’episodio a lui affidato, con uno stile vicino al fumetto italiano tradizionale.

Il sergente Jaci e il dottor Dereus disegnati da Stefano Lanzara

Sono a livelli tecnici altrettanto validi il curatore grafico Andrea Manfredini, che passa da precisi disegni al tratto nelle scene in tempo reale a un ottimo uso delle sole mezzetinte nei flashback, l’essenziale Mirko di Noia, che supplisce con elaborati chiaroscuri a retini alla sua relativa avarizia di dettagli e di spessore nei contorni, e Roberto De Angelis (omonimo di un noto disegnatore di Nathan Never), uno dei più completi pur con qualche incertezza nelle composizioni di gruppo. Non sono disprezzabili neanche i disegni di Alberto Bonis, efficace nelle figure intere e dinamico nelle scene d’azione ma meno preciso nei volti, o di Cristian Polizzi, che disegna degli italiani simili a giapponesi e abbonda con dettagli, tratteggi e posizioni esasperate.

Sofia Undro disegnata da Luca Rossi

Tra gli altri disegnatori, a cui va comunque riconosciuto tutto l’impegno dimostrato, alcuni paiono più a loro agio coi disegni di elementi meccanici e tecnici che con le figure umane, anche perché hanno uno stile meno realistico e quindi un po’ meno adatto a una serie come questa. Altri invece riescono meglio nei primi piani o nei dettagli, senza riuscire a esprimere una padronanza completa proprio in tutti gli aspetti del disegno.

Il dottor Karl Heisenberg disegnato da Cristian Polizzi


In conclusione, pur vantando qualche pagina notevole, “Incrociatore Stellare E. Salgari” è una serie su un futuro che sa di già visto e con nuovi mondi un po’ troppo reazionari. Eppure nonostante ciò, o forse proprio per questo, vorrebbe far riconciliare i nostalgici degli anni ’30 (e forse della stupida autarchia d’allora) con gli odierni appassionati di manga, riunire chi viaggiò a bordo di volumi e albi firmati Salgari con chi abita la Terra della Gioventù di oggi... ma nonostante l’alleanza italo-nipponica di quasi ottant’anni fa, è più probabile che, come le due astronavi del fumetto, anche questi due universi rimangano separati e inconciliabili.

Il capo Nestor Cano e sua moglie da giovani disegnati da Francesca Simoni


Andrea Cantucci





Titolo: INCROCIATORE STELLARE “E. SALGARI” – STAGIONE DUE

Testi e disegni: Autori Vari

Formato: 220 pag. in bianco e nero

Editore: Cagliostro E-Press

Data di uscita: Ottobre 2017

Prezzo: € 15,90



P.s. In seguito a critiche ricevute dopo la pubblicazione di questa recensione l'autore del pezzo ci tiene a precisare che:

Ogni critica è sempre molto soggettiva. Capisco che sia più facile dentro di sé cercare di delegittimare l'autore di una recensione che mettersi in discussione e tenere conto delle critiche ricevute. Ma poiché a mio parere ogni lettore ha il diritto di fare critiche, non ritengo di dover dimostrare la mia competenza elencando le mie modeste attività nel settore. Non avrei comunque difficoltà ad ammettere che, per motivi di sintesi, questa recensione possa non essermi riuscita particolarmente bene rispetto ad altre che ho scritto e che l'indubbio impegno degli autori avrebbe meritato anche un maggiore approfondimento e analisi.

Sono stato abbastanza severo verso questo volume anche perché vi ho visto delle potenzialità sprecate. Credo che molti autori coinvolti potrebbero davvero fare cose ottime e di qualità, ma non credo che il modo migliore per aiutarli a realizzarle sia fingere che la storia a cui hanno collaborato non abbia punti deboli (forse chi ci lavora dall’interno non si accorge di quanti passaggi poco chiari e poco verosimili contiene... se vi dovesse interessare, sarei anche disponibile a farvene un elenco dettagliato).

Rinnovo quindi i miei complimenti soprattutto ai disegnatori che ho citato nell'articolo e auguro anche a tutti gli altri di riuscire a progredire sempre di più, senza adagiarsi in facili autocompiacimenti, non solo da un punto di vista professionale ma anche artistico e culturale, insomma in tutti i sensi...
Andrea Cantucci

martedì 1 agosto 2017

FUMETTI A COLAZIONE (VIII): DYLAN DOG INDEX 1 - 25



“Dylan Dog Index 1-25” di Nicola Magnolia e Francesco Manetti

UNA MOSTRUOSA ANALISI CRITICA DI 24 INDAGINI DA INCUBO

Recensione di Andrea Cantucci


Stavolta non recensiamo un libro cartaceo a fumetti, ma un e-book che parla di un fumetto, o meglio che ne esamina nel dettaglio i primi ventiquattro episodi, contenuti in venticinque storici albi usciti tra il 1986 e il 1988. La serie è quella del celebre Dylan Dog e non dovrebbe più esserci bisogno di spiegare quanto sia stata innovativa e fondamentale per l’evoluzione del Fumetto popolare italiano, anche se i motivi profondi del suo successo non devono ancora essere stati compresi del tutto, visto che non è stato riprodotto da altri.

Ora sia l’appassionato di Dylan che il semplice curioso dispone di un rapido strumento in più per accedere a ogni sorta informazioni, anche poco note, sui suoi primi albi. Chi volesse sapere per esempio a partire da che numero Tiziano Sclavi ha deciso che il suo eroe dovesse essere astemio, o vegetariano, o in quali albi è apparso questo o quel personaggio… beh, per accedere a questi dati e molti molti altri non avrà più bisogno di scartabellare gli albi della sua collezione, né di vagare per il web o di acquistare costosi saggi cartacei, peraltro senza garanzie di trovare ciò che cerca. Anche chi volesse rintracciare la vera “via Craven” di Londra al cui n°7 si trova una porta come quella di Dylan Dog, non avrà bisogno di visitare di persona l’Inghilterra…


A coloro che avessero simili curiosità, o volessero sapere il più possibile sulle prime storie di Dylan e i loro autori, nonché sugli innumerevoli artisti e opere d’ogni campo ivi citati, basterà consultare on line il primo volume del dettagliatissimo Dylan Dog Index redatto dai due benemeriti esperti Nicola Magnolia e Francesco Manetti. Per ora si sono occupati dei primi venticinque albi della serie, ma tante e tali sono le informazioni e le ampie note critiche che ne hanno tratto da aver riempito oltre trecento pagine. Visto che Dylan Dog ha superato i 360 numeri e ammesso che vogliano procedere con altrettanta cura e precisione nella disamina dei successivi, è presto fatto il conto di quanti altri volumi ci vorranno per portare avanti una così meticolosa analisi, oltre una dozzina, sempre se i curatori saranno fermamente determinati ad arrivare ai nostri giorni.

Dopo l’introduzione programmatica degli autori, apre il volume un’accurata e accorata prefazione, scritta con cognizione di causa da Moreno Burattini, in difesa del collezionismo e dei cataloghi che i più esperti redigono a beneficio di altri appassionati. Non ci sarebbe bisogno di ribadire la legittimità di scrivere elenchi e critiche sui singoli albi di una serie a fumetti, se non fosse ancora diffusa quell’atavica denigrazione sul piano culturale di cui il fumetto è oggetto da un secolo. Gli esperti di pittura, letteratura o cinema compilano elenchi e critiche su singole opere di questo o quell’autore senza che nessuno se ne meravigli. Non c’è quindi niente di maniacale, se non in senso buono, nella passione disinteressata con cui certi mai troppo ringraziati esperti si dedicano alla ricerca di dati, alla critica e all’archiviazione di singole opere a fumetti, soprattutto se importanti come le storie di questi albi per le ripercussioni che di lì a poco ebbero sul loro intero settore.


Per ognuno degli albi della serie, esaminati in un capitolo per ciascuno, Magnolia e Manetti hanno redatto innanzitutto una dettagliata scheda, indicando tutti i credits e i contenuti delle pagine, compresi redazionali e pubblicità. A questa segue l’elenco dei personaggi principali di ogni singola storia e un riassunto del suo argomento, soprattutto dello sviluppo iniziale della trama, evitando in genere di svelare troppo su come si evolve nella parte finale, anche se qualche altro dettaglio può essere a volte svelato nelle pagine successive.

Ai riassunti di ogni storia segue infatti un’ampia sezione critica, dal titolo sempre diverso, che ne analizza il rapporto con le opere principali che hanno ispirato il soggetto, per lo più cinematografiche o letterarie ma a volte anche fumettistiche. Nel capitolo dedicato al n°1, gli autori si soffermano subito dopo anche sull’analisi delle caratteristiche del protagonista, della spalla comica e degli altri personaggi cardine della serie.

In ogni capitolo seguono poi per ogni albo altre due sezioni critiche, una sul testo, che analizza contenuti e montaggio della sceneggiatura, nonché i suoi rapporti con episodi precedenti e/o successivi, e una relativa al disegno, ovvero all’analisi di stile e grafica delle immagini. Sia parlando del testo che del disegno si sottolineano anche le eventuali innovazioni di ogni storia rispetto a quella che era la norma dell’epoca. Tali sezioni tecniche, parlando di volta in volta dell’esordio nella serie dei vari scrittori e disegnatori, forniscono inoltre informazioni biografiche su di loro e sulle loro carriere nel settore del fumetto. Nel primo capitolo, dopo il disegno e a proposito di grafica, si parla pure del logo di testata della serie e di chi lo ha realizzato.



Chiude l’apparato di ogni capitolo, dedicato a un diverso numero di Dylan Dog, una lunga sezione su altre citazioni & curiosità finali, in cui sono elencate soprattutto le innumerevoli citazioni interne dell’albo, relative a film, romanzi, testi di canzoni, altri fumetti, dipinti, poesie e perfino spartiti musicali, ognuna delle quali è l’occasione per una più o meno lunga digressione sull’opera o l’autore citati. Rientrano tra queste anche le tante citazioni, anticipazioni e discussioni contenute nei redazionali originali, mai ristampati dopo la prima edizione. In fondo alla sezione sono inoltre riportati gli eventuali remake successivi dell’episodio.

Curiosamente non sono invece stati indicati quasi mai i titoli dei capitoli in cui all’epoca si divideva ogni storia, un residuo di quando gli albi Bonelli raccoglievano ristampe di brevi albi a striscia. Solo qualche titolo dei due capitoli interni è riportato a volte nella sezione delle citazioni, se è una frase che rimanda ad altro.



A ogni modo il lavoro di ricerca e analisi critica degli autori è meticolosissimo e, al di là dei giudizi personali su qualche particolare, è anche largamente condivisibile nelle valutazioni generali. Chi volesse cercare errori a ogni costo dovrà accontentarsi di quei pochi refusi che saltano sempre fuori in simili opere enciclopediche.

Completa infine il catalogo, a mo’ di postfazione, una sezione sui numeri dei primi venticinque albi di Dylan Dog scritta da Saverio Ceri, co-fondatore e curatore con Manetti del blog Dimeweb, su cui scrive un’analoga rubrica intitolata “Diamo i numeri”. I più pignoli tra i fan vi potranno scoprire, con precisione degna del Guinness dei Primati, non solo quante tavole in quel periodo sono state scritte o disegnate da ogni autore, ma perfino quante vignette e con che media di vignette per pagina. Il paziente Saverio, che le ha contate per loro, ha accertato così anche quale storia di quel periodo contenesse più vignette, oppure meno vignette delle altre, dati statistici non fini a sé stessi visto che, confrontandoli con quelli delle storie odierne di Dylan, il precisissimo Ceri ne trae interessanti deduzioni sul maggiore o minore impegno di attenzione richiesto per leggere le storie di ieri o di oggi, il ché ci dice qualcosa anche sulla frenesia dei tempi in cui viviamo.



In conclusione, per quanto di una serie come questa sia già stato detto moltissimo se non proprio tutto, ben vengano nuovi interessanti approfondimenti, analisi e curiosità, quando sono accurati come quelli sviscerati in queste pagine, a condizione di ricordare che simili cataloghi non intendono certo, né potrebbero mai, sostituire il piacere della lettura diretta delle storie originali. Anzi servono soprattutto a far venir voglia di leggerle a chi non l’avesse ancora fatto, o di rileggerle con maggior consapevolezza di quale background, ricchezza di significati, impegno umano e sapienza artigianale stiano dietro alla loro realizzazione...



Andrea Cantucci







Titolo: DYLAN DOG INDEX 1-25

Autori: Nicola Magnolia e Francesco Manetti

Prefazione: Moreno Burattini

Numeri della postfazione: Saverio Ceri

Editore: Phasar Edizioni

Formato: 330 pag. circa


Il volume in formato kindle può essere rintracciato e consultato on line tramite i seguenti siti internet:

www.phasar.net

https://www.amazon.com/dp/B06ZYXWFTY

dimeweb.blogspot.it