giovedì 30 giugno 2016

FUMETTI A COLAZIONE (IV): DODICI DI ZEROCALCARE


DODICI di ZerocalcareQUARTIERE INVIVIBILE, CAUSA ZOMBI…

Recensione di Andrea Cantucci


“Dodici” è il quarto libro a fumetti di Michele Rech, in arte Zerocalcare, che con lo stesso nome si ritrae nel protagonista delle sue storie. Il titolo si riferisce all’ora fatidica in cui Zerocalcare, che in questa storia resta abbastanza in disparte, non può rispondere a una chiamata dei suoi amici (il caustico Secco, la bellicosa Katja e l’erotomane Cinghiale), essendo caduto in coma per motivi che saranno chiariti alla fine. La vicenda si svolge in una situazione parodistica per cui si sono trasformati in Zombi quasi tutti gli abitanti di Rebibbia, il quartiere della capitale in cui vive sia lo Zerocalcare in carne e ossa che il suo corrispettivo di carta.



Il chiaro riferimento è ai classici horror cinematografici diretti da George Romero, ma soprattutto alla serie che ha rilanciato il genere, “The Walking Dead”, creata a fumetti da Robert Kirkman e poi trasferita sul piccolo schermo, tanto che nel libro di Zerocalcare non mancano le dirette citazioni a questa serie TV.



Tra le altre fiction qui rivisitate in modo più o meno parodistico ci sono anche due serie animate come Ken il Guerriero (tratta dal manga di successo “Ken del Nord-Est” di Buronson e Hara) e Peppa Pig, vissute come vere filosofie di vita rispettivamente dal Secco e da Katja, che ne traggono due ideologie opposte, l’una basata su stoicismo e sacrificio e l’altra sulla cooperazione. E qui non si sa se fare i complimenti all’autore per il fine acume capace di leggere elevati contenuti in due cartoon agli antipodi ma entrambi in fondo abbastanza scontati, o mettersi le mani nei capelli per la quasi totale assenza di riferimenti culturali (e fumettistici) decenti tra le nuove generazioni, di cui anche il poco più che trentenne Rech fa parte…
Ma Zerocalcare ha ragione a notare scherzosamente come i cartoon possano veicolare certi messaggi quanto e meglio dei media tradizionali e se parla di cose simili, e non di opere più serie o intellettuali, è perché condivide l’immaginario del suo pubblico e sa istintivamente quali citazioni possa immediatamente recepire.



Se Zerocalcare ha un merito, è proprio di far riavvicinare alla lettura dei fumetti le ultime generazioni, più abituate a usare videogiochi, computer e Internet che media cartacei. È a loro che Zerocalcare si rivolge ed è il loro mondo che mette in scena, con tanto di gergo romanesco attuale e l’aggiunta di elementi fantastici di moda, in questo caso gli zombi. È naturale che i più giovani vi si riconoscano e si divertano alle sue battute, mentre chi ha superato gli ‘anta difficilmente potrà trovarsi a proprio agio con le sue storie, il suo linguaggio e il suo stile grafico, che del resto non sarebbe da solo abbastanza elaborato da giustificarne il successo.


In “Dodici” l’autore tenta di costruire una storia basata sul montaggio di scene diverse alternate a continui flashback, per di più non visti in successione cronologica ma in ordine del tutto rimescolato, un po’ alla “Pulp Fiction” per intendersi. Solo che qui i personaggi sono quasi sempre gli stessi visti in vari momenti passati e presenti della stessa giornata e la successione delle scene finisce così per essere abbastanza confusa, nonostante le indicazioni dell’autore che per fortuna permettono poi di rileggere la storia nell’ordine giusto.



Il presente è contraddistinto da pagine in bianco e nero con toni di grigi (in cui l’uso del rosso è limitato al sangue e alle lingue dei personaggi), forse anche perché vi si svolgono la maggior parte degli scontri tra il Secco, Katja e gli zombi, per cui l’estetica da pellicola d’epoca può richiamare quella del film di Romero del 1968 “La Notte di Morti Viventi”, che è il vero capostipite del genere. I flashback sono invece rappresentati da pagine a colori, con l’ora in cui si svolgono indicata da un quadrante d’orologio nella prima vignetta.



Dalla storia si deduce che le scene del presente si svolgono dalle 17 in poi, ma il fatto che in queste non sia mai riportata l’ora precisa contribuisce a rendere la successione degli eventi poco chiara alla prima lettura. Sarebbe risultato tutto più comprensibile se l’ora fosse stata indicata in tutte le scene o se i due filoni, del presente e dei flashback, si fossero svolti entrambi in successione più o meno cronologica al loro interno.
Per complicare ulteriormente le cose, a queste due serie di scene si alternano anche tre pagine dai toni blu, che alla fine si collegheranno al resto, il cui protagonista sembra essere un esattore (una sorta di tentativo di satira che però non c’entra molto con la storia principale…), e soprattutto sei pagine ben più interessanti dallo sfondo dapprima nero e poi beige che si svolgono del tutto fuori dal tempo, in cui sono riportati i pensieri di Zerocalcare mentre è in coma. In quelle sei pagine, senz’altro le migliori e le più sentite del libro, troviamo ironiche riflessioni personali a ruota libera sulla vita a Rebibbia e su come l’essere diventati a tutti gli effetti degli zombi non abbia poi mutato più di tanto le condizioni degli abitanti e il ritmo della loro vita.





Qui l’autore ha perso l’occasione di creare qualcosa di un livello un po’ più alto. La storia poteva risultare molto più originale se quelle pagine coi suoi pensieri “in coma” fossero state di più, magari inserendole con più precisione in momenti particolari della lotta contro gli zombi, attraverso passaggi analogici più stringenti. 
Il montaggio analogico tra una scena e l’altra invece qui manca quasi del tutto (con un paio di eccezioni), mentre in una storia con continue scene alternate sarebbe stato un accorgimento essenziale da usare con regolarità. Se lo Zerocalcare in coma avesse narrato le storie di personaggi precisi, visti subito prima o subito dopo anche come zombi, poteva creare esilaranti effetti comici e rendere la storia leggibile su più livelli…



Forse l’autore non ha avuto il coraggio di osare, preferendo assecondare il suo pubblico dandogli più o meno ciò che si poteva aspettare: una storia scritta e disegnata con verve caustica e simpatia romanesca (con più istinto che cura, insomma…), e con qualche scena moderatamente espressiva o dinamica nei limiti delle sue capacità, ma di un livello che alla fine non supera la qualità media di una produzione umoristica mainstream.



Eppure Zerocalcare, per la sensibilità e sincerità dimostrate in quelle sei tavole in cui si finge in coma, paragonabili alle pagine di un Igort o di un Gipi per la qualità artistica tra stile letterario e illustrazione, dimostra di poter realizzare cose di gran lunga migliori. In qualche modo ci sta già provando col suo ultimo libro uscito, “Kobane Calling”, ambientato nell’omonima città curda che ha resistito all’avanzata dell’ISIS e che Michele Rech ha realmente visitato, realizzando una sorta di reportage fumettistico dal Medio Oriente uscito in anteprima sulla rivista “Internazionale” dal gennaio 2015 e ora raccolto in volume. Gli auguriamo quindi di crescere sempre di più artisticamente senza smettere di divertirsi e di riuscire a far sempre meglio…




Andrea Cantucci






DODICI

Testi e disegni: Zerocalcare
Formato: 96 pagine a colori e bianco e nero
Editore: Bao
Data di uscita: Settembre 2013

Prezzo: € 13,00

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