giovedì 6 maggio 2021

GRANDI COMICI DEI COMICS (II) - BILL WATTERSON, UNO SPONTANEO ARTISTA NON IN VENDITA, Seconda parte (1989-1995): Come rifiutare la fama globale e un sacco di soldi e vivere felici

Vite e opere dei maestri dell’umorismo disegnato
a cura di Andrea Cantucci

Bill Watterson pressato dalle scadenze in un autoritratto del 1986


“… avere una carriera invidiabile è un conto, ed essere felici è un altro.”

Bill Watterson (da un discorso al Kenyon College, 1990)


“Le strip dal 1992 al 1995, specie le domenicali, sono i lavori che mi rendono più orgoglioso.”

Bill Watterson (dall’introduzione al catalogo Exploring Calvin and Hobbes, 2014)


Creando una strip come ”Calvin and Hobbes”, per Bill Watterson il sogno di fare il cartoonist si è avverato e il successo sembra inarrestabile, ma è stato così rapido e implica tali pressioni che forse non vi era preparato.
3° volume cronologico (1989)
                                           
Per il 1988, la National Cartoonists Society gli assegna per la seconda volta il Premio Reuben come miglior fumettista e il Premio per la Miglior Striscia a Fumetti Comica. Nel 1989 escono il 3° volume cronologico della strip, “Yukon Ho!” (Yukon Arriviamo!), e la raccolta delle tavole settimanali ”The Calvin and Hobbes Lazy Sunday Book” (Il Libro delle Pigre Domeniche di Calvin e Hobbes, in Italia Domenica è Sempre Domenica)

La prima raccolta di sole tavole domenicali (1989)

Riceve quindi anche un Premio Harvey Speciale per l’Umorismo, mentre in Norvegia, dove l’anno precedente ha vinto il Premio Sproing, viene addirittura dedicato ai suoi personaggi il titolo di una rivista, che continuerà a uscire ininterrottamente per ben 18 anni, sotto il nome locale“Tommy og Tigern” (Tommy e la Tigre).
 
Calvin & Hobbes in versione norvegese su rivista (nr.1, 1989)

La sua strip nel 1989 appare già su 600 giornali, i volumi usciti restano stabilmente nella lista dei best-seller e i potenziali guadagni sui diritti d’immagine sarebbero tali che le insistenze dell’editor per il merchandising si fanno pesanti, ma il riservato Watterson non accetta neppure un tour promozionale nelle librerie del paese. Fin dalle prime interviste, dice che per lui i Fumetti sono un’Arte con cui trasmettere innocenza e spontaneità e che, nel suo caso, creare inutili derivati solo per arricchirsi comprometterebbe la coerenza dei personaggi.
 
Calvin come Spiff sulla copertina di The Comics Journal No.127 (Marzo 1989)


Si oppone quindi a qualunque prodotto con le loro immagini, come spiega nel 1989 in un’intervista su The Comics Journal e in un discorso all’Università dell’Ohio intitolato “La Svalutazione dei Fumetti”. Firmando il contratto però ha ceduto tutti i diritti all’agenzia, che vorrebbe mantenere buoni rapporti accordandosi con l’autore, ma legalmente potrebbe anche decidere di fare a meno del suo consenso… e perfino di sostituirlo. Nonostante ciò il puro artista Bill Watterson non cede, ma sentendosi “messo con le spalle al muro”, prova un tale disgusto e sconforto da “perdere la convinzione” che avrebbe passato la vita a disegnare fumetti.
 
Calvin parla di cose fuori dal suo controllo e contro di lui (Dicembre 1989)

Il suo editor vorrebbe anche che autorizzasse una versione animata di Calvin & Hobbes e all’inizio è indeciso. È il solo adattamento che potrebbe interessarlo, a condizione di poter avere un totale controllo sul risultato. Tra i potenziali produttori, oltre alla Disney, ci sono Lucas e Spielberg, che tentano di contattarlo di persona. Ma infine rifiuta anche solo di parlare con loro e decide definitivamente di opporsi a ogni manipolazione della sua opera che possa svilirne il messaggio in modi consumistici, anche se significa rinunciare a introiti enormi.
 
Calvin si stringe a Hobbes nella tavola del 24 Dicembre 1989

Teme che troppa esposizione sul mercato ne rovini il fragile equilibrio. Infatti, dietro l’apparenza aggressiva, la sua è una serie profondamente poetica, come dimostra la tavola natalizia del 1989 in una sola vignetta. Più di venti anni dopo, dichiarerà: “Come fumetto, Calvin & Hobbes funziona esattamente nel modo in cui lo intendevo. Non c’è vantaggio per me nell’adattarlo.” Cioè, non vuole rischiare di tradirlo solo per arricchirsi.
Calvin sostiene d'esser perfetto così com'è nell'ultima tavola del 1989

In un discorso che tiene nel 1990 ai laureandi della sua vecchia scuola, il Kenyon College, e in 5 vignette che ne illustrano la trascrizione, critica le agenzie che distribuiscono le strip appropriandosi d’ogni diritto d’autore e commercializzandone le immagini su prodotti d’ogni tipo, anche contrari al vero spirito dei personaggi.
 
Cartoon dalla trascrizione del discorso al Kenyon College (1990)

In quel discorso difende il suo rifiuto di tale sfruttamento e la sua scelta di ritirarsi piuttosto che accettarlo. Questa minaccia è forse uno dei motivi per cui l’agenzia non fa valere il contratto, ma cerca il suo consenso. La sua strip infatti ha uno stile così personale, che non si troverebbe mai un sostituto accettabile per i fan.
 
Copertina del 4° volume cronologico di Calvin e Hobbes (1990)

Intanto nel 1990 escono la 4a raccolta cronologica della serie, “Weirdos From Another Planet” (Strani Esseri di un Altro Pianeta), e il libro ”The Authoritative Calvin and Hobbes”, che ripropone strip dal 3° e 4° volume.
Copertina della raccolta dal 3° e 4°volume di Calvin & Hobbes (1990)

Lo stesso anno Watterson disegna eccezionalmente un poster di Calvin & Hobbes per il Cartoon Art Museum di San Francisco, gli è assegnato in Germania il Premio Max & Moritz e negli U.S.A. il Premio Harvey per la Miglior Striscia a Fumetti, che da ora continuerà a ricevere ogni anno per ben altre sei volte, fino al 1996.
 
Il 5° volume cronologico di Calvin & Hobbes (1991)

Nel 1991 escono altri due libri cronologici di Calvin & Hobbes, ”The Revenge of the Baby-Sat” (La Vendetta del Baby-Sitterato) e “Scientific Progress Goes “Boink” ” (Il Progresso Scientifico Fa “Boink”), mentre tra i continui riconoscimenti gli è assegnato in Svezia il Premio Adamson. Ma Watterson, sentendo di avere già espresso quello che gli interessava dire, all’interno dei limiti delle strisce, e stanco delle continue assillanti richieste di commercializzare le immagini dei suoi personaggi, sta ora pensando seriamente di abbandonare.
 
Il 6° volume cronologico di Calvin & Hobbes (1991)

Dopo poco più di 5 anni di produzione però, si ritrova un grande potere contrattuale, essendo lui che i fan vogliono. Così, per far sì che le relazioni restino amichevoli e si convinca a proseguire la strip, la Universal Press, senza esservi costretta, accetta di ridiscutere il suo contratto, gli restituisce i diritti sui suoi personaggi e gli dà totale controllo creativo sulla serie e su eventuali prodotti derivati, che soltanto lui potrà autorizzare.
Il disegno pubblicato in occasione della pausa del 1991

In più, senza che l’abbia chiesto, gli concedono un periodo sabbatico di vacanza, da Maggio 1991 a Febbraio 1992, cosa più unica che rara nel settore delle strip, i cui autori lavorano con l’assillo di scadenze giornaliere.
Il divertimento spericolato di Calvin in una rara litografia del 1991

In questo periodo Watterson realizza una bella litografia a colori, a tiratura limitata, destinata soltanto agli editori dei quotidiani. Forse è un omaggio per far loro digerire il fatto che, per una decina di mesi, potranno pubblicare solo ristampe delle sue strisce, se non vogliono perdere il diritto d’ospitarne i futuri episodi inediti.
 
Il rapimento e sostituzione di Calvin in un'elaborata tavola del 1992

Aver vinto la battaglia sul controllo della sua opera infatti lo convince per ora ad andare avanti, anche perché potrà realizzare le tavole domenicali in modi più liberi e innovativi, senza dover più sottostare ai limiti dovuti alla necessità di rimontaggi successivi. D’ora in poi usciranno su tutte le testate a un grande formato imposto di fatto come l’unica opzione praticabile (in Italia, sulla rivista Linus, dovranno essere pubblicate di traverso).
 
La fantasia di Calvin all'opera in un'altra tavola del 1992

Alcuni editori di giornali protestano per il fatto di non avere più la possibilità di modificare il formato delle tavole, ma solo pochi di loro rinunciano per questo a pubblicare una serie così seguita e amata dai lettori.
 
La fantasia galoppante di Calvin nella tavola del 10 Maggio 1992


Dal 1992, le tavole di Calvin & Hobbes diventano così più elaborate e originali. Come in storiche strip quali Kin-Der-Kids o Krazy Kat, la grafica è sempre diversa, con vignette di varie dimensioni e disposizioni, in cui i mondi immaginati da Calvin e la realtà degli adulti si alternano visivamente con grande efficacia narrativa.


La prima cassetta dei Rels con copertina di Fang Vampire (1992)

Inoltre, tra 1992 e 1993, Watterson trova anche il tempo per disegnare, con lo pseudonimo Fang Vampire e uno stile molto diverso da quello delle strisce, le copertine di due cassette della band di suo fratello minore Tom, che oltre a lavorare a Austin come insegnante, canta e suona la chitarra nel gruppo musicale The Rels.
 
Raccolta 7a della serie cronologica di Calvin & Hobbes (1992)

Strip dei libri cronologici 5° e 6° sono riproposte nel 1992 nel volume“The Indispensable Calvin and Hobbes” (L’Indispensabile Calvin e Hobbes) e intanto esce il 7°, ”Attack of the Deranged Mutant Killer Monster Snow Goons” (in Italia, più in breve, L’Attacco dei Mostri di Neve Mutanti), e l’autore riceve il Premio Eisner per la Miglior Raccolta di Strisce a Fumetti, conferitogli nuovamente nel 1993, quando esce l’8° libro della serie, “The Days Are just Packed” (I Giorni Sono appena Imballati), che in Italia sarà intitolato ”La Vita che Stress”.
 
Raccolta 8a della serie cronologica di Calvin & Hobbes (1993)

Da questo 8° volume, che raccoglie le prime strip del 1992, aumentano le dimensioni dei libri per riprodurre degnamente le nuove e affascinanti tavole in cui, ancora di più che in passato, Calvin sembra una versione più moderna e scapestrata di Little Nemo, solo che lui non deve addormentarsi per vivere le sue fantasie.
 
Realistiche reazioni interne dello stomaco di Calvin in una tavola del 1993

È significativo che, in genere, le scene più realistiche non siano quelle del mondo reale, di solito rese con stile semplice ed essenziale, ma quelle del mondo immaginario, ben più ricche di dettagli e a volte ispirate a foto. Certi panorami alieni esplorati dal cosmonauta Spiff, imitano infatti i rilievi dei parchi naturali dell’Utah.
 
Rilievi montuosi alieni ispirati alla Monument Valley in un'altra tavola del 1993

Solo i boschi che spesso percorre con Hobbes, sono così vitali per Calvin da essere resi in modo altrettanto dettagliato delle sue fantasticherie. Dietro la facciata del duro nasconde infatti un lato sensibile, che oltre a farlo esser legato da profonda amicizia alla sua “tigre”, lo fa esprimere in difesa dell’ambiente e della natura.
 
Tavola su una sfortunata scorribanda nei boschi (1993)

Del resto, nonostante i guai che combina, Calvin non è davvero cattivo. Non è prepotente, né disonesto. È anzi costante vittima del bullo della scuola Moe, da cui subisce ogni sorta di prevaricazioni per tutta la serie.
Testo scolastico con strisce di Calvin & Hobbes (1993) - copertina di Jan Roebken

E non è solo lui, a esser sensibile sotto la scorza del duro intransigente. Il suo autore fa felici due insegnanti autorizzando, nel 1993, la vendita nelle scuole del loro libro “Teaching with Calvin and Hobbes” (Insegnare con Calvin e Hobbes), in cui le sue strip vengono usate per aiutare i bambini con difficoltà d’apprendimento.
Una tavola sull'eccezionale successo di Calvin (1993)

Al momento del massimo successo, Calvin & Hobbes esce su più di 2400 pubblicazioni, tradotto in oltre 20 lingue, mentre la strip continua ogni giorno ad alti livelli. In questo periodo la qualità del lavoro di Watterson è tale che gli viene anche assegnato per la terza volta il Premio Reuben, come miglior fumettista del 1993.
 
Una violenta lettura che sconvolge il sensibile Calvin (20 Febbraio 1994)

Ma la sua stanchezza per la ripetitività del lavoro di cartoonist si riaffaccia e, proseguendo ancora per molto, teme di non poter mantenere la stessa qualità. Il cast ristretto limita le possibilità d’ampliare le situazioni, ma l’autore non ha mai voluto dare altri amici a Calvin, per non rovinare il suo esclusivo rapporto con Hobbes.
 
Volume 9° della serie cronologica di Calvin & Hobbes (1994)

Col nuovo contratto, può interrompere la strip quando vuole, senza che altri possano proseguirla. L’agenzia prende tempo concedendogli un’altra lunga vacanza non richiesta, da Aprile a Dicembre 1994, e intanto esce il 9° volume cronologico della serie, “Homicidal Psycho Jungle Cat” (Tigrotto Psicotico con Istinto Omicida).
 
Volume speciale per il 10°anniversario di Calvin & Hobbes (1995)

Per tutto il 1995 Watterson pubblica regolarmente la strip sui quotidiani, mentre esce un volume speciale per celebrarne il decennale, ma ormai ha deciso di smettere per sempre di realizzarla, finché la qualità è ancora al massimo, e ne preannuncia la chiusura con una cortese lettera al suo editor, col quale intende comunque continuare a collaborare. Le passate divergenze di vedute tra autore e agenzia, appaiono del tutto superate.
 
Voracità del tirannosauro Calvin nella tavola del 9 Luglio 1995

Infine, il 31 dicembre 1995 esce l’ultima tavola, che tra giornaliere e domenicali è la 3160a strip. Il commiato allude all’esplorazione di nuovi territori, ma l’attesa di nuove opere a fumetti dell’autore resterà delusa. Bill Watterson si ritira semplicemente a vita privata e pare voglia far perdere le sue tracce. Eppure non del tutto. Dopo anni, sia pure saltuariamente, quando ormai più nessuno se l’aspetta, si risentirà ancora parlare di lui…

Vuote nuove vie da esplorare nel finale di Calvin & Hobbes (31 Dicembre 1995)




                                                                                                                           (continua nella terza parte)


Qui la prima parte


































































mercoledì 21 aprile 2021

LA MISTERIOSA QUESTIONE DEL LOOK DI DYLAN DOG

E se l’indagatore dell’incubo fosse l’alter ego di un mostro verde?



Leggere divagazioni tra le nuvole di Andrea Cantucci

 

1° look di Dylan Dog dal 1°episodio del 1986 (versione a colori del 2013)

L’abbigliamento di Dylan Dog è oggi il look riconoscibile di una delle maggiori icone del fumetto italiano, fin da quando il personaggio è nato nel 1986. Ma quell’abbinamento tra giacca nera, camicia rossa e pantaloni di jeans, oggi famoso al punto che chi lo indossasse in qualunque manifestazione fumettistica sfoggiando la giusta pettinatura sarebbe subito identificato come cosplayer del personaggio, una decina d’anni prima era un semplice abbigliamento da fumetto che ogni protagonista o comprimario avrebbe potuto indossare senza clamore e che sarebbe stato subito dimenticato, visto che nei fumetti, per tradizione dotati di colori primari fin troppo squillanti, le camicie rosse sono comuni almeno quanto i muri azzurri, le porte verdi o i cieli gialli.

Alfredo Castelli - caricatura che ritrae Tiziano Sclavi

La spiegazione della scelta da parte del suo autore di quel certo abbigliamento, a detta di chi lo conosceva tra gli anni ’70 e ’80, è semplicemente che gli abiti di Dylan erano più o meno quelli che lo stesso Tiziano Sclavi indossava abitualmente. È noto l’aneddoto del collega sceneggiatore Alfredo Castelli, secondo cui, al suo invito di cambiarsi più spesso la camicia che lui credeva essere sempre la stessa, Sclavi rispondeva aprendo la valigia ed esibendo tante camicie rosse tutte uguali, indispensabili al mantenimento del suo look.

1a apparizione di Tiziano Sclavi su Dylan Dog (dal n°10 del 1987)

Quello di Dylan era quindi un look che il futuro autore dell’indagatore dell’incubo aveva adottato già anni prima di creare il suo più famoso personaggio, quanto prima è difficile dirlo, ma che per molti versi poteva già apparire come un tipico look da fumetto, dato l’accostamento di colori primari: rosso, blu e nero. Una domanda forse futile, ma legittima a titolo di pura curiosità, è se quel look sia stato una totale invenzione di Sclavi o se fosse ispirato a qualche immagine, intravista anche solo per un attimo nel corso delle sue letture, in qualche foto mondana, in qualche copertina letteraria, o magari… in qualche vignetta di un fumetto.

Angelo Stano - copertina di un volume di Dylan Dog (1991)

Dato l’abbinamento di colori primari e il mestiere di redattore e autore di fumetti, si potrebbe protendere per quest’ultima ipotesi e, data la predilezione del sommo sceneggiatore dylandoghiano per ciò che è arcano e fantastico, si può azzardare che poteva trattarsi di un fumetto horror o di fantascienza, magari con qualche mostro. Infatti Sclavi ha sempre dichiarato che nelle sue storie lui non si identifica con l’eroe, ma coi mostri.

il mostro Sclavi minaccia Dylan Dog in un'illustrazione di Bruno Brindisi

Potremmo quindi chiederci se per caso, negli anni ’70 del secolo scorso, quelli in cui presumibilmente Sclavi ha iniziato a vestirsi “alla Dylan”, esista uno o più personaggi apparsi in un albo horror o fantascientifico che potrebbero averlo ispirato. Data l’abbondanza di camicie rossastre e di giacche nere nei fumetti, per non parlare dei pantaloni blu, può benissimo essercene stato più di uno e nessuno potrebbe pretendere con certezza d’essere il personaggio ispiratore di quel look, ammesso che esista. Eppure, sfogliando le recenti ristampe degli ormai classici supereroi Marvel, ci si imbatte in un candidato particolarmente calzante…

Copertina del n°167 di The Incredible Hulk (1973)

È un candidato che troviamo in una, e una sola, singola pagina del n°167 di The Incredible Hulk, uscito in origine negli USA nel 1973 e appena ristampato da noi sul n°212 della collana settimanale Super Eroi Classic.

da Hulk n°167, Bruce Banner appena cambiatosi d'abito (1973)

In quella pagina troviamo infatti un dottor Bruce Banner che, in uno dei rari momenti in cui riesce a restare abbastanza calmo da non trasformarsi nel suo alter ego color smeraldo, indossa abiti molto simili, fin nelle pieghe, a quelli del futuro Dylan Dog. Porta una giacca nera che più nera non si può, sopra una camicia rossiccia tendente all’arancio, coi polsini che sbucano fuori dalle maniche della giacca, e dei pantaloni blu.

da Hulk n°167, Bruce Banner con Betty Ross (1973)

Quegli abiti, Bruce Banner li ha appena indossati. Gli sono stati portati da un amico per coprirsi, visto che, come si sa, quando è Hulk se ne va in giro a torso nudo. Il disegnatore Herb Trimpe si è quindi limitato a inventare degli abiti qualunque: una semplice giacca nera, una semplice camicia, dei semplici pantaloni.

da Hulk n°167, Bruce Banner con Betty Ross impazzita (1973)

È stato il colorista, un certo P. Goldberg, ad aggiungerci del suo, colorando i pantaloni con un comune blu e la camicia con un rosso-arancio un po’ meno comune ma non del tutto inedito, poiché anche nel primissimo episodio di Hulk del 1962 Banner sfoggiava una vistosa camicia arancione. Sono colori abbastanza casuali, che nessuno negli anni successivi avrebbe avuto motivi per ricordare o per notare come particolari.

dal n°1 di Hulk 1a serie, Bruce Banner diventa Hulk per la 1a volta (1962)

Inoltre i capelli di Banner, abitualmente castani, sono qui del tutto neri, forse perché il nuovo inchiostratore Jack Abel li ripassò a china imitando la capigliatura di Hulk, che in quel periodo tendeva a essere più spesso nera che verde. Questo dettaglio dei capelli, per giunta spettinati con ciocche scomposte sulla fronte di Banner, accentua ancora di più la somiglianza con il look di Dylan Dog, benché sia noto che l’ispirazione della pettinatura dell’eroe sclaviano è ufficialmente derivata da quella dell’attore Rupert Everett.

da Hulk n°167, Bruce Banner e il dettaglio del polsino (1973)

Le sole, quasi insignificanti, differenze stanno nel fatto che la parte inferiore della camicia di Banner non è fuori dai pantaloni ma dentro (cosa questa che però accade anche in molti disegni di Dylan Dog, soprattutto degli inizi ma non solo, in particolare quando deve infilarsi la pistola alla cintura) e che i polsini della camicia di Banner non sono rivoltati sopra quelli della giacca ma si limitano a sporgere fuori dalle maniche, come si vede in un dettaglio a fondo pagina (cosa che a Dylan Dog accade di rado ma gli può capitare, come nel n°2 disegnato da Trigo, in fondo basta che si dimentichi di rimboccare i polsini dopo essersi infilato la giacca…).

da Hulk n°167, Bruce Banner si trasforma in Hulk (1973)

Nella prima vignetta della pagina seguente, Banner non fa in tempo a godersi il suo nuovo completo che si trasforma in Hulk e, al solito, gli abiti finiscono a brandelli sotto la pressione dei muscoli verdi del mostro.

da Tales to Astonish n°89, i pantaloni viola di Hulk resistono a ogni scontro (1967)

A quel punto Goldberg dev’essersi accorto d’aver fatto una sciocchezza dando ai pantaloni un comune colore blu e, poche vignette dopo, li trasforma magicamente e inspiegabilmente in un bel paio di pantaloni violetti. Anche qui, si tratta di esigenze di look. I pantaloni di Hulk devono essere sempre violetti, per quanto possa apparire strambo o fuori moda, perché ormai il pubblico è abituato a vederli così e, per lo stesso motivo oltre che per questioni di censura, sembrano essere quasi indistruttibili anche nel corso dei più terribili scontri.

dal n°60 di Tales to Astonish (1964), gli abituali abiti di Banner - versione originale e ricolorata oggi

Se quelle poche vignette avessero davvero ispirato il look di Sclavi, l’avremmo scampata bella, perché in tal caso, se il colorista fosse stato meno disattento, avremmo anche potuto rischiare di ritrovarci un Dylan Dog coi pantaloni violetti. Da notare che nelle recenti ristampe della Marvel i colori sono stati ricreati al computer, ma nonostante ciò, a parte gli albi dei primissimi anni ’60 che erano piuttosto mal colorati e che sono stati in buona parte corretti, i colori digitali di solito rispettano quelli originali al punto da mantenerne anche alcuni errori e imprecisioni, come questa dei pantaloni di Banner-Hulk che cambiano improvvisamente di tinta.

da Hulk n°167, Bruce Banner con Betty Ross nella sequenza originale (1973) 

In effetti alla sua primissima apparizione, Bruce Banner, sotto il camice da scienziato, indossava una camicia arancione e dei pantaloni blu. Ma già nella seconda metà della storia, dopo che la prima trasformazione in Hulk aveva letteralmente fatto a pezzi il suo primitivo look, era passato a indossare una camicia bianca e dei pantaloni violetti, che sarebbero diventati il suo abbigliamento abituale, a volte accompagnati da giacche intonate a comporre vistosi completi, decretando così il look definitivo del mostro verde dalle brache viola.

Distruggere il Mostro - Hulk e i Difensori n°39 (1976)

Data la passione di Sclavi per i mostri, niente di più facile che negli anni ’70 ci fosse tra le sue molte letture anche qualche albo di Hulk, anzi per la precisione della collana quattordicinale Hulk e i Difensori, sul cui n°39, pubblicato ai primi di Settembre del 1976, fu tradotta per la prima volta in Italia quella certa storia, il cui titolo italiano, “Distruggere il Mostro”, avrebbe potuto contribuire ad attrarre la sua attenzione.

Copertina di Super Eroi Classic n°212 (13 Aprile 2021)

Anche l’Editoriale Corno, che pubblicava i supereroi Marvel all’epoca, ricreava i colori a imitazione degli albi originali, benché a volte con sfumature approssimative, dato che da oltre oceano arrivavano solo pellicole in bianco e nero. È quindi ovvio che, se avesse letto quella storia, anche nell’edizione italiana Sclavi avrebbe trovato più o meno gli stessi colori dell’originale, che nel caso di quel certo fugace abbigliamento, avrebbero potuto restargli impressi, consapevolmente o inconsciamente, al punto da iniziare a vestirsi in quel modo.

Mostri, romanzo di Tiziano Sclavi - dettaglio della copertina di Max Casalini (1994)


Cosa avrebbe potuto suscitare una simile identificazione, consapevole o meno, con un personaggio di un fumetto? Ovvio, il fatto che si trattava di un mostro, un tipo di creatura con cui Sclavi si sentiva in sintonia.

illustrazione di Angelo Stano che ritrae Tiziano Sclavi (1991)

Sarà un caso, ma in un ritratto di Tiziano Sclavi eseguito da Angelo Stano nel 1991, il creatore di Dylan Dog, smessi gli abiti del suo personaggio, indossa un completo viola con camicia bianca molto simile a quelli tipici di Bruce Banner, e Banner nasconde sempre dentro di sé una creatura diversa e perseguitata, un Hulk che può apparire e scatenarsi in ogni momento, ovvero un ibrido tra Mister Hyde e il mostro di Frankenstein.

Mostri guidati da Dylan Dog - frontespizio di Angelo Stano (1989)

Vestendosi come lui, Sclavi-Dylan esprimerebbe perciò la sua più intima e vera natura, la consapevolezza di aver nascosto anche in sé qualcosa di inadeguato e di mostruoso, rispetto al mondo esteriore più superficiale e convenzionale che ci circonda e che molto spesso ci opprime. Va sempre ricordato che in latino monstrum significava meraviglia, prodigio, cosa mirabile, quindi non qualcosa di necessariamente negativo, ma che così è stato poi spesso bollato dai limitati pregiudizi di chi crede che esista una normalità a cui doversi attenere.

Claudio Villa - dettaglio della copertina di Dylan Dog n°19 (1988)

Solo Sclavi stesso potrebbe confermare o smentire quest’ipotesi, sulle origini di quel certo abbigliamento, che può benissimo anche essere del tutto errata. Ma in tal caso si potrebbe pensare che, come ha sostenuto più volte uno sceneggiatore inglese altrettanto grande di nome Alan Moore, certi racconti particolarmente ispirati, certi mondi fantastici, abbiano il potere di far combaciare le cose anche al di là delle intenzioni originarie dei creatori, facendo verificare insospettabili e inattese coincidenze perfino con storie del passato.

Tipici mostri britannici sulla copertina di Dylan Dog Speciale n°33 (2019)



Andrea Cantucci